DON’T BORE US GET TO THE CHOURS!

Intanto un dovuto omaggio ai Roxette: da poco, ma già da troppo, siamo orfani della zazzera platinata di Marie Fredriksson. Così, visto che un best passato alla storia s’intitola proprio come mi serviva di titolare questo articolo… non ci annoiate: 

unitevi al coro!

Il singolare, in questo caso, è riduttivo, perché non molto tempo fa, all’Auditorium Parco della Musica, ho assistito al VOKALFEST. Desumere che si tratta di un happening canterino era facile, ma immaginare che avrei passato un pomeriggio a battere le mani a tempo sorridendo, non era affatto scontato. 

Mi sono affidata alle righe di presentazione diffuse on-line: “l’evento speciale della musica suonata a cappella”, “le mille possibilità della polifonia e della voce, spaziando tra canti alpini e beatbox, tra gospel e nu-soul, tra canti sacri e pop. “

Quando dalle quinte è sbucato un brioso presentatore ancora non sapevo se mi sarei grattata la testa, se avrei puntato il gomito sul bracciolo per rimanere sveglia o se avrei dovuto scomodare l’intera fila per sgattaiolare fuori nel pieno: vedo tanti spettacoli, se uno non mi convince e per giunta promettere di durare per ore, non posso friggere a lungo: sento di perdere tempo e non lo sopporto, mi appisolo e mi sento scortese, bofonchio e ho improvvisamente trent’anni in più, che ormai comincia ad essere un’età da reumatismi: e chi vuole massaggiarsi la sciatica!? 

Fine delle previsioni infauste: comincia lo spettacolo. 

All’annuncio del primo coro fa l’ingresso sulle assi un cantante, poi un altro, un altro, e il codazzo sembra non esaurirsi mai. Alla fine, assiepata a semicerchio c’è una folla di persone che non si conta; il direttore sembra pacifico, all’improvviso s’indiavola e l’eco delle voci invade tutto il parterre. Da quel momento è un susseguirsi di gioioso risuonare di pezzi irresistibili: da i Queen alle delizie andate dello zecchino d’oro, tempo di un cambio di palco ed è un florilegio di jodel, poi un graffiante Michael Jackson che si scambia il braccetto con Bowee… in pratica non si riesce più a star fermi sulle sedie: anche i più timidi battono mani e piedi a tempo. 

Insomma: quando l’ultimo coro si tira dietro le quinte nessuno vuole davvero schiodare e tutti restano per un po’ a cincischiare con una manica della giacca infilata e l’altra no. 

Ma niente può durare all’infinito. Certo, aspettare di sfogliare dodici mesi di calendario per essere di nuovo in platea immalinconisce, e hai quell’idea che, intanto, il tempo sarà trascorso e il ricordo sbiadito. 

Allora, prima che questa mestizia ci ingrigisca, il colpo di scena ve lo confeziono io!

Sorpresa!: i cori non s’incantano come un vinile all’ultimo solco! Basta essere smart. Copiate e incollate da qui sotto a mani basse, mettete i mi piace e sarà sempre VOKALFEST!

Ecco i link che ritmeranno la vostra agenda

Innanzi tutto seguite VOKALFEST: è più di un happening e vi dirà dove e quando, ogni volta che ci sarà un evento a tema

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Dunque non fate mancare la clac in FB ai cori e poi abbandonate il virtuale e accorrete numerosi quando l’occasione è dal vivo. Pollice su per…

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