Cuore

di Shiba



Se sapessi come naviga il sangue da un antro all’altro forse mi spaventerei moltissimo, tanto da provar compassione per gli sforzi che fa il mio corpo in questo suo percorso sanguigno lungo un corpo con le estremità sempre gelate. È che in certi posti proprio non ci voglio andare: le cose vanno, il sangue scorre e che faccia il suo, io sto nel mio. Guardo, sento, lui sta dentro, non mi posso occupare anche di lui, non devo: lui è protetto da strati e strati, è la mia pelle che devo proteggere, è lei l’organo più esteso che ho, quindi uso un filtro che la mantenga chiara e un unguento che la renda morbida e profumata. Mentre lui è salvaguardato da una gabbia e fa quello che deve fare: si scioglie nel nodo sotto il seno e spinge fino a farmi vedere i polsi contrarsi da soli; mi strozza in un groppo che non so sciogliere, ma guardo altro imponendogli di fare quello che deve fare, senza che io mi occupi di quel grumo che lo intasa e di quel buco che sta lì forse da quando sono nata, lui è già protetto, quindi non ci devo pensare neanche quando me lo trovo di fronte.

tratto da Stigmazine n.6