Poesie per immagini

Intervista di Alessandra Giannini

Doctor Sunda è Loris Dogana, e Loris Dogana è Doctor Sunda. Come Loris Dogana sei attore e come Doctor Sunda sei un illustratore: quale di queste due personalità prevale o convivono pacificamente?

Per anni la mia identità anagrafica è stato il mio unico specchio, per fare l’attore occorre essere terreno vergine, aperto alle influenze esterne dei registi, mentre Doctor Sunda è nato per dare fiato a quella vocina insubordinata dentro di me per esprimere in maniera pura e indipendente la mia visione del mondo.

Così, per molto tempo, ho avuto le due identità divise a compartimenti stagni per mantenere intatta l’indipendenza di Doctor Sunda, come se Loris fosse Jekyll e Sunda fosse Hyde. Poi la strada del disegno, della pittura e del tatuaggio hanno preso il sopravvento in questo periodo e adesso vivo in uno stato schizofrenico chiamato Loris Sunda.

Non so nemmeno se questa sarà la mia identità definitiva perché sto cambiando con il flusso della mia vita, forse un giorno farò pace con i miei personaggi e potrete chiamarmi semplicemente Loris.

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Sei cresciuto guardando tanti cartoni animati negli anni ottanta, come hanno influito nella tua formazione.

Ti porto come esempio I Cavalieri dello zodiaco: dei ragazzi adolescenti che intraprendono una vita di sacrifici per difendere i propri ideali, si allenano fin da piccolissimi sputando sangue e sopportando pene atroci, tutto pur di essere in grado di difendere la dea Atena. Ogni volta la sfida è al di sopra delle loro forze, si scontrano, prendono botte, arrivano sul punto di morire (Sirio si fa pure un giro nell’Ade) ma la forza che anima la loro lotta li costringe a superarsi e, infine, a vincere.

C’è la cavalleria, c’è la statura epica dei personaggi ma, soprattutto, prevale il concetto che per raggiungere un obiettivo impossibile devi essere disposto a sacrificare tutto.

Se la osservi come una bilancia cosmica, il tuo sacrificio personale è il peso che tu metti in campo per ottenere la tua ricompensa.

Io ti parlo dei Cavalieri dello zodiaco perché la loro mitologia di riferimento mi affascina particolarmente, però se osservi bene, quello del sacrificio è un filone costante di quei cartoni tra fine ’70 e ’80, dall’Uomo Tigre a Holly e Benji fino a Mila e Shiro. E nei Cavalieri c’era pure tanto sangue.