Quartieri stigmatizzati

di Alessandra Giannini

Ciò (lo stigma) rappresenta un inceppamento quasi fatale del sistema di auto-valutazione, poiché la persona non può nascondere o eliminare una precisa sentenza che dice: “Sono inferiore. Per questo non piacerò alla gente e non posso sentirmi sicuro con loro”. *

Ovunque nel mondo ci sono quartieri stigmatizzati, luoghi loschi e lugubri, insicuri e oscuri, facilmente riconoscibili per un nome o meglio una nomea che da sola fa rabbrividire.  Le peculiarità che hanno portato a stigmatizzare interi quartieri nell’immaginario collettivo sono molteplici: spaccio di droga, prostituzione, immondizia, occupazioni abusive, subaffitti pirata, concentrazione di casi di disagio grave come immigranti o minoranze. Tutti questi aspetti costituiscono simboli di degrado che segnano i quartieri come stigmate sanguinanti.

La concentrazione di casi di disagio di vario tipo nei quartieri, prevalentemente periferici e marginali, è prodotta in primo luogo dal meccanismo delle assegnazioni (priorità di accesso assegnazione di alloggio pubblico proporzionalmente alle condizioni di disagio). La priorità è data a minoranze già oggetto di stigma da parte della società e la concentrazione di stigmatizzati dà luogo a interi quartieri che per estensione si possono definire “quartieri stigmatizzati”. Questi luoghi si configurano come enclaves, slegati dal tessuto urbano della città poiché chiaramente riconoscibili proprio per il processo di stigmatizzazione. Ogni città ha i suoi quartieri stigmatizzati, ad esempio a Milano ci sono quartieri periferici come Cologno Sud, la Comasina, la Barona, Quarto Oggiaro o centrali come viale Bligny 42 che pur trovandosi in pieno centro rappresenta un fortino dello spaccio e della droga.

Superare uno stigma è difficoltoso, il successo di una diminuzione dello stigma è dovuto alla riduzione delle distanze sociali tra individui e in quartieri enclaves composti da una concentrazione di individui disagiati è quasi impossibile. Una possibile risposta verso il superamento dello stigma è la riqualificazione delle periferie con luoghi condivisi che portino a diminuire le distanze sociali creando coesione. A Quarto Oggiaro il collettivo artistico Orticanoodles ha realizzato un murales di 300 mq, esempio di street art realizzato per la rigenerazione urbana, che rappresenta una delle più estese opere pubbliche milanesi. Il risultato è un gigantesco edificio di cinque piani interamente “tatuato” che si differenzia ora dagli altri e attrae turisti e visitatori.

Il segno artistico ancora una volta si pone al di sopra delle diseguaglianze e scardina lo stigma, gridando più forte dei tabù culturali, i progetti di arte comunitaria offrono inoltre una piattaforma per individui e gruppi volta a ri-definire i luoghi comuni sociali offrendo opportunità di  dialogo confronto e discussione.

* E. Goffman, Stigma. L’identità negata.  Giuffré Editore, Milano, 1993, pag. 14


Bibliografia

Alfredo Agustoni, Sociologia dei luoghi ed esperienza urbana, FrancoAngeli, Milano, 2000

Henri Lefebvre, Il diritto alla città, Marsilio Editori, Padova, 1970

Christian Novak, Metamorfosi di uno storico quartiere di immigrazione: il caso del

Carmine di Brescia, in F. Grandi, E. Tanzi (a cura di), La città meticcia. Riflessioni

teoriche e analisi di alcuni casi europei per il governo locale delle migrazioni, FrancoAngeli, Milano, 2007