Psicogeografia del tatuaggio

Di Alessandra Giannini

Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta o orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno. Dovete essere straniati e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’architettura e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari.*

Durante una seduta di tatuaggio parlando con un cliente della corrente stilistica di tatuaggio denominata Trash Polkami sono resa conto di come lo stile mi ricordasse le illustrazioni del libro Mémoires di Asger Jorn in collaborazione con Guy Debord, libro che avevo studiato per la mia tesi di dottorato in Progettazione architettonica. Lo stile Trash Polkanel tatuaggio ha origini contemporanee. Gli artisti Volker Merschky e Simone Pfaffsono due conosciuti esponenti affermati dello stile in questione, oltre che tatuatori sono fotografi, artisti, musicisti e pittori e queste molteplici influenze si riversano dell’ensemble stilistico proposto: lettering, macchie di colore, impressioni fotografiche ed elementi grafici composti in modo apparentemente casuale realizzano una composizione in realtà ben studiata e bilanciata. Volker Merschky e Simone Pfaffnel 2016 hanno esposto al MACRO di Roma. Composizioni informali istintive con macchie e parole scritte in modo apparentemente disordinato sono anche le immagini del libro Mémoires che vantava addirittura una copertina in carta vetrata!  Nel libro, insieme a riferimenti personali, è raccontata la Deriva, pratica sistematica di indagine spaziale nata da uno dei giochi dell’Internazionale Letterista. La Deriva situazionista consiste in una metodologia d’indagine dello spazio urbano e propone di perdersi nella città, muovendosi casualmente divenendo spettatori di eventi e avvenimenti inaspettati, osservando avvenimenti casuali o prevedibili. L’obiettivo è lo studio psico-geografico dell’ambiente urbano basato sull’istinto e la casualità. La rappresentazione delle escursioni di Debord prende corpo in un collage grafico testuale assemblato dai due autori che si erano esercitati lavorando in coppia e realizzando nel corso di un pomeriggio, sicuramente in stato di ubriachezza, il libro Fin de Copenhague. Il dripping, le parole, le immagini, tutto mi riporta al Trash Polka.  Sicuramente la mia associazione trasversale nel tempo e nelle discipline è casuale, ma visto che parliamo diDeriva, concedetemelo.

* Guy Debord, Théorie de la dérive, «Les Lèvres nues» n. 9, Bruxelles,1956.
Ripubblicato senza le due appendici ne «Internationale situationniste», n. 2, Paris, 1958; trad. it.: Internazionale Situazionista, Nautilus, Torino.