ETCETERA

Il gusto di arredare con le cose che si amano
Sibella Court

recensione di Rossana Calbi


Se le teorie di Marie Kondo vi sembrano assurdamente rigorose sarete decisamente in linea con lo stile dell’australiana Sibella Court.
Figlia di un’esperta del tessile, Sibella è cresciuta accarezzando meravigliosi tessuti provenienti da tutto il mondo, quello che arrivava dai viaggi di lavoro della madre era conservato e custodito come un tesoro, è qui che ci sentiamo rassicurati per non aver rivoluzionato la nostra vita buttando le fotografie, come insiste tanto l’autrice della Magia del riordino.
Nelle pagine di ETCETERA. Il gusto di arredare con le cose che si amano, veniamo invitati a conservare, scoprire e raccogliere.
L’interior designer australiana fa, al solito, una suddivisione e uno schema cromatico, anzi, più precisamente, qui ne sono discussi cinque, da cui parte per creare suggestioni e disarmonie, sì, tutto il lavoro di Sibella Court si basa proprio su volumi e spazi che si riempiono in modo anomalo e non rassicurante per lo sguardo. È altrove che scopriamo quella pace che deve avere ogni casa. La linea precisa è da dimenticare, tutto si basa sul ricordo. La casa torna a essere lo scrigno per conservare ciò che abbiamo visto e vissuto fuori da lei, nulla di costruito a tavolino e progettato con calcoli: impressioni, sensazioni e vita.
Anche il volume sfogliato crea percezioni precise: senti forte l’odore della carta da pacco, uno degli elementi più amati dall’autrice, e interior editor per Grazia e Herpes Bazar, e poi: il mare. ETCETERA sembra il diario di un pirata che sta sistemando la sua cambusa o che è naufragato in qualche isola sperduta e deve costruire un luogo in cui rifugiarsi con ciò che ha a disposizione.

Il volume è un piacere dei sensi: odore e tatto riescono a percepire l’intenzione dell’autrice. Gli scatti del fratello dell’autrice, Chris Court, sono veramente belli e si percepisce, in ogni progetto, l’intimità di una confusione raccolta che ha la capacità di far vibrare più di un oggetto di design. Anche il testo non è proposto in modo ordinato, tutto in linea con il progetto editoriale, anzi tutto storto, solo che ci sono dei punti in cui non si riesce proprio a leggere: carattere troppo piccolo e collocato su un fondo scuro. Forse dobbiamo avvicinarci ancora di più, così da sentire meglio il profumo della carta.


L’ippocampo edizioni, Milano

Prima edizione nel 2011
256 pagine
1,2 kg

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