L’ACCADEMIA DELLE STELLE

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Intervista e illustrazioni di OERRE

Scrivo questa intervista nel primo giorno di primavera dell’Emisfero Boreale. Siamo quasi tutti inscatolati nelle case per salvarci dal contagio; la vista è quella da finestre e balconi ed è stretta, o si allunga giusto fin dove può svicolare tra i palazzi; il quartiere, almeno quello del mio confino, ha una sola la prospettiva in cui si può vagolare con il naso e lo sguardo: in su.

E chi meglio di un professore cosmico può essere la guida del mio sguardo a se-stante: Paolo Colona, astrofisico e direttore dell’Accademia delle Stelle di Roma?

OERRE: Paolo, usiamo l’unico mezzo che abbiamo tutti a disposizione: l’immaginazione. Siamo solitari, nel silenzio, tanto vale che vaporizziamo col pensiero l’ultimo disturbo che si mette tra i nostri sensi e l’infinito, ossia l’inquinamento luminoso e anche la nuvolaglia casomai ce ne fosse, e pieghiamo dunque la testa all’indietro. Che astri, costellazioni o altro di cosmico, tutti, ma davvero tutti, in questo momento dell’anno, possono individuare a vista e conservare come guida di luminosa speranza? E già che ci siamo aggiungiamo almeno un’osservazione per stagione, perché, prima che cambi l’andazzo virale, ho il presentimento che dovremo sfogliare molte pagine di calendario.

PI CI: Innanzitutto grazie dell’invito! Il cielo di questo mese vede insieme le due costellazioni più facili da riconoscere: Orione e l’Orsa Maggiore. Orione, per la verità, sta terminando il suo periodo di visibilità (si vede molto meglio in inverno!), per cui è avvistabile solo per poco tempo dopo il tramonto in direzione sud ovest. L’Orsa Maggiore, invece, sta salendo sempre più a nord est e rimarrà visibile per tutta l’estate con il suo inconfondibile gruppo di sette stelle che disegnano il Grande Carro.

Ma se alziamo gli occhi in queste sere c’è un astro che attirerà più di tutti la nostra attenzione: Venere, l’oggetto più luminoso del cielo dopo Sole e Luna, ora in perfette condizioni di visibilità ad ovest dopo il tramonto.

Fare un excursus delle costellazioni visibili nelle varie stagioni credo sarebbe un po’ troppo lungo, ma UNA stella voglio dire come la si può trovare, anche perché è quella che vediamo sempre e tutto l’anno: la Stella Polare. Basta guardare a nord (la bussola del cellulare sarà d’aiuto) e troveremo questa stella (non particolarmente luminosa) alta sopra l’orizzonte di un angolo pari alla nostra latitudine (quindi, dall’Italia, all’incirca a metà tra orizzonte e zenit).

Ecco, ora che abbiamo una quota di scienza poetica da tenerci stretta per non perderci nella grande curva dalla Volta, torniamo attenti alla piatta schermata. 

OERRE: dunque, come faresti ad un primo incontro in aula, dai un ben venuto, a quelli che scorrono le righe qui, all’Accademia delle Stelle.

PI CI: Non l’ho già dato? Benvenuti a tutti gli esploratori del cielo, allora!

OERRE: ora che tutti si sentono ben accolti ti chiedo di toglierli di nuovo crudelmente da questa “zona di conforto”: vorrei un podio delle certezze che l’astronomo fa subito crollare nella solida impalcatura dell’ignorante cosmico. 

Per capirci ti dico com’è stato per me, al giro d’inizio aggrappata ai braccioli delle eleganti Tonet del Planetario Ulrico Hoepli di Milano…

Il primo barlume di coscienza di quanto di spiazzante avessi da affrontare, è stato perdere il candore infantile riguardo alle mitiche costellazioni: le costellazioni non esistono. O meglio, non si tratta di un “unisci i puntini” tra stelle tutte ad uguale distanza da qui. No: sono stelle sistemate a  varie profondità nell’Universo che, tra loro, non hanno nessuna parentela. I bestiari e gli affreschi verso cui puntiamo indici e telescopi sono solo porzioni di cielo appiattito dalla mancanza di prospettiva nel buio, in cui ricamiamo illustrazioni. Da quel momento in poi, ho dovuto deglutire, respirare profondamente e decidere se volevo tornare completamente ignorante e tornare una mocciosa col grembiulino. Cosa mi sono risposta è chiaro, perché ti ho appena domandato di frastornare chi ci legge.

PI CI: ecco, forse questo ho già cominciato a farlo, dicendo che la Polare non è poi così brillante! Anche il fatto che un pianeta come Venere sia così tanto luminoso è sorprendente come il fatto che, da Mercurio a Saturno, tutti i pianeti superano in luminosità qualsiasi stella (tranne Saturno che viene però battuto da una sola stella, Sirio). Questo è il motivo per cui i pianeti erano notissimi, con i loro periodi, fin dalla Preistoria (altro dato che spiazza molti). Parlando di Venere, mi viene in mente un’altra domanda che mi sento spesso fare: “Qual è la stella sempre vicina alla Luna?” Beh, visto che la Luna fa un giro del cielo ogni mese, direi che non esiste un astro del genere! Si può arguire però che questa domanda nasca dall’aver osservato in precedenza delle congiunzioni tra Luna e Venere, o Giove, astri così luminosi che attirano subito l’attenzione. E dato che parliamo di Luna, potrebbe andare contro credenze diffuse il fatto che NON ha un ciclo di 28 giorni. La Luna torna infatti vicino ad una stessa stella ogni 27,3 giorni (periodo siderale) e ritorna nella stessa fase mediamente ogni 29,5 giorni (periodo sinodico). In effetti 29,5 si approssima a 30 ed infatti la parola mese deriva da μήν (“men”), il nome greco che originariamente indicava il nostro satellite (la somiglianza linguistica è evidente in inglese e in tedesco dove Luna si dice Moon e Monde, e mese Month e Monat). Questo, come pure anche i giorni della settimana nominati secondo i pianeti, è un buon esempio dei mille che si possono fare della contaminazione astronomica, per così dire, della nostra cultura: siamo circondati di riferimenti celesti senza che noi ce ne rendiamo nemmeno conto, molti dei quali sono esposti nel mio corso di archeoastronomia e astronomia culturale…

In realtà le false credenze sono moltissime e ancora di più le notizie ignote al pubblico che fanno spalancare la bocca: non è un caso che tengo addirittura un intero corso che si intitola “Astronomia sorprendente”!

OERRE: qualcuno ancora non se l’è svignata, diamogli di nuovo un po’ di coraggio: l’astronomia è ricerca scientifica e si regge su alcune regole che non chiudono ogni questione, tutt’altro, ma che procede perlomeno con un metodo rassicurante, quello della ricerca. Di che si tratta in parole povere?

PI CI: è semplicissimo, Galileo riassunse il metodo scientifico con due sole parole: “sensate esperienze”. In esse c’è tutto: “esperienza”, ovvero il fare, lo sperimentare, il mettere alla prova la natura e vedere cosa succede, osservare il mondo, i fenomeni, e prenderne nota. Ma non così a caso: le esperienze devono essere “sensate”, cioè avere un ordine, una ragione, una concezione ragionata in modo che anche i risultati dell’esperienza possano essere compresi e valutati correttamente. Questo, incluse le corrette inferenze logiche imposte dalle “esperienze”, è il metodo scientifico. L’astronomo non può fare esperimenti (provate voi a “creare” una stella dal nulla!) e quindi per lui la situazione è più complicata, tuttavia è l’Universo stesso a fare gli esperimenti per noi, e ne fa in quantità esorbitante (anche le “quantità” di astri sono numeri “astronomici”!) perciò il metodo scientifico, con ipotesi che vanno provate con le osservazioni e modelli ragionati per spiegare i fenomeni, si può applicare anche allo studio del Cosmo.

OERRE: ora che sappiamo che, per quanto a piccoli passi per ognuno, si può partecipare ai grandi passi per l’umanità, mettiamoci dei confini, così sappiamo dove siamo che, di questi tempi, non è una certezza da poco: che indirizzo dobbiamo mettere sul mittente per una cartolina da spedire in orbita, o meglio, oltre all’ellittica su cui rotola il Pianeta Terra? 

PI CI: l’indirizzo del mittente è sempre gerarchico: dal civico alla nazione, cioè dalla topografia alla geografia, a scale di grandezza via via crescenti. Si può fare lo stesso con la nostra posizione nell’Universo. Noi abitiamo un pianeta roccioso del Sistema Solare, il Sole vaga nello spazio all’interno di un braccio (il Braccio di Orione) di un’immensa galassia a spirale (la Via Lattea), questa fa parte di un piccolo raggruppamento di qualche dozzina di galassie noto come Gruppo Locale, il quale appartiene a sua volta ad un Superammasso Locale di galassie, 1000 volte più grande della Via Lattea (si passa da centomila a cento milioni di anni luce di diametro), noto come Laniakea (dall’hawaiano lani akea = cieli immisurabili), il quale è parte di una struttura nota come Complesso di superammassi dei Pesci-Balena, un colossale concatenamento di ammassi e superammassi galattici con una sua struttura distintiva. Il nostro indirizzo suonerebbe quindi più o meno come “Terra, Sistema Solare, Braccio di Orione, Via Lattea, Gruppo Locale, Laniakea, Complesso Psc-Cet”. Dovrebbe bastare per farci trovare anche a visitatori che vengono da molto lontano!

OERRE: lasciamo che il nostro messaggio viaggi sempre più lontano e, intanto, dicci che segni -non di vita, per carità, prima di far dilagare la fantascienza!- ma di vitalità, abbiamo già ricevuto dall’universo.

PI CI: la risposta in questo caso è facile: nessuno. Siamo l’unica espressione di vita nell’intero universo a nostra conoscenza e qualsiasi indagine condotta per oltre mezzo secolo per trovare forme di vita (intelligenti o estremamente elementari) di qualsiasi tipo, concepibile o inconcepibile, non ha avuto esito positivo. Questo non vuol dire che “siamo soli”, naturalmente, ma che non abbiamo ancora né prove né indizi che non lo siamo…


E adesso che abbiamo un appiglio, puoi meravigliarci: giochiamo.

OERRE: se stiamo leggendo siamo tutti online, quindi ti chiedo un piccolo numero di pagine da aprire sotto a questa e cosa digitare nel “cerca” di ognuna, per restare a bocca aperta.

PI CI: per cominciare lascio fare alle Immagini di Google e do tre chiavi di ricerca:
planetary nebula

spiral galaxy

hst images ngc

Sono click che restituiscono immagini di una bellezza sconvolgente, tutte da approfondire…

OERRE: L’Accademia, come su detto, ha in calendario un Corso di Astronomia Sorprendente: fai ai lettori almeno tre domande di cui non potrebbero mai immaginare le risposte insieme vere e incredibili che conosceranno solo iscrivendosi.

PI CI: sono contento che la metti sullo “stupore”. Il cielo e l’astronomia hanno in serbo solo sorprese: tante e magnifiche, quindi seguire la meraviglia è un ottimo modo per avvicinarsi allo studio dell’Universo. Ma ok, vediamo cosa mi può venire in mente tanto per cominciare:

1) La Luna al primo quarto, cioè quando ne vediamo metà, è 11 (11!) volte meno luminosa di quando la vediamo piena… Com’è possibile?

2) I buchi neri erano noti ai tempi di Luigi XVI?

3) È possibile vedere due tramonti del Sole nella stessa sera?

In realtà non smetterei più, le notizie totalmente inaspettate e talvolta incredibili sono moltissime. Si possono osservare DUE arcobaleni contemporaneamente? (E poi: se ne possono vedere di notte? Di un solo colore? Senza pioggia?) Qual è l’oggetto più bianco del Sistema Solare? (in questo caso è il motivo del biancore ad essere sorprendente: è un pianetino completamente ricoperto di neve!) Di che colore possono apparire le stelle? E la Luna di che colore è? E i buchi neri?

La lista è infinita ma non posso continuare qui, dovrete venite al mio corso per sentire il seguito! 😀

OERRE: BEN DETTO! Però, già ti ho domandato di domandare… cominciamo a spingerci verso un vertiginoso frattale alla Escher. Fermiamoci qui e torniamo al nostro sistema binario: contatti! Come si usa banalmente per le informazioni utili alle faccende di ogni giorno, desidero, ben ordinati di seguito, i link per interessarsi all’Accademia delle Stelle, che si sia a Roma o ovunque altrimenti.

Quando ognuno avrà le idee più chiare su questo beh, sarai nuovamente libero di smantellare ogni ingenuità, confondere le idee degli apprendisti, poi dar loro solide basi e farli uscire “a riveder le stelle”. E una volta ancora saremo punto e da capo: nuovo stupore, confusione, sete di conoscenza… ma per la “virtute” si può.

PI CI: AGLI ORDINI!

l’Accademia delle Stelle ha un sito:

http://www.accademiadellestelle.org/


ed una pagina Facebook:

https://www.facebook.com/accademia.dellestelle/  

Seguendoli si rimane informati sui nostri eventi che organizziamo non solo a Roma, dato che veniamo invitati da associazioni e amministrazioni in tutta Italia per animazione astronomica ed iniziative di divulgazione. Inoltre, i nostri corsi si possono seguire anche online! Tra questi segnalo il Corso di Archeoastronomia ed Astronomia Culturale, imperdibile per chi ama le contaminazioni tra umanesimo e scienza.

Infine, in questa pagina ci si può iscrivere anche alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti con gli avvisi dei nostri eventi:

https://accademiadellestelle.org/contatti/

Per la virtute si può dicevo… altrimenti, e questa volta ce l’ho con voi altri che vi state grattando la testa pensierosi: altrimenti potete restare bruti.

OERRE: quasi dimenticavo! Paolo: segni sul corpo? Segni sui corpi celesti?

Hai ragione, direi una domanda necessaria! Ma la risposta sul personale è… no! Nient di ragguardevole. Riguardo ai corpi celesti, invece, ce ne sono diversi ben “addobbati”: dalla piccola luna Pan con una cresta tutto intorno, all’Oggetto di Hoag, una galassia che si è intersecata con un’altra per creare una struttura perfettamente circolare. E questo senza però dimenticare il più caratterizzato dei pianeti del Sistema Solare, Saturno, con il suo. magnifico sistema di anelli.

PAOLO COLONA: astrofisico, direttore dell’Accademia delle Stelle di Roma, appassionato da sempre di astronomia, si occupa di divulgazione scientifica e di archeoastronomia, storia del pensiero, mito ed astronomia umanistica.