Giulia Caliò: basta una foglia



Intervista di Rossana Calbi

Giulia Caliò è cresciuta ascoltando, affianco all’Orecchio di Dionisio, le storie millenarie di una terra antica. I suoi orizzonti hanno dato colore alle figure che prendevano forma nel suo immaginario, mentre studiava il rigore della natura in una città: Bologna. Distante dalla sua isola, Giulia ha sviluppato una fantasia ricca e importante, capace di andare oltre lo stretto anche adesso che ha scelto il mare come suo confine. Dopo aver studiato illustrazione è tornata a vivere in Sicilia, a Siracusa, da qui continua a muoversi in mondi sommersi e nascosti mappando percorsi con colori brillanti.

Illustrazione si lega da sempre allo studio della natura. Raccontaci qualche tuo illustre predecessore.

I più grandi artisti di botanica e zoologia del passato mi hanno fatto da maestri. Tra quelli a cui mi sono più ispirata ci sono Pierre-Joseph Redouté, soprannominato “il Raffaello dei fiori”, Sydney Parkinson e Maria Sibylla Merian. E ancora, tra gli illustratori che più mi hanno affascinato per la particolarità dei loro personaggi, come non parlare del maestro Grandville, unico nel suo genere, con i suoi animali in frac e le donne fiore. Grandville grazie alla sua arte è stato fonte di ispirazione anche per altri due grandi artisti tra i miei preferiti, John Tenniel e Arthur Rackham, entrambi illustratori di Alice nel paese delle meraviglie. Anche il mondo della pittura è stato per me per me grande fonte di ispirazione: impossibile non citare Vincent Van Gogh, Frida Kahlo, Gustav Klimt, Egon Schiele, Henri Rousseau. Ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa, e quel qualcosa ha segnato per sempre il mio stile e il mio modo di dipingere e disegnare.

Quando inizio a disegnare non ho mai un’idea esatta di quello che farò o di come sarà una volta finito. Mi preoccupo soltanto di seguire il mio istinto cercando di restare il più fedele possibile a quella che è la mia natura. Quando inizio una nuova opera cerco di isolarmi il più possibile dal resto del mondo. Disegno e dipingo per diverse ore tutti i giorni. Mi capita spesso di realizzare degli schizzi nella mia Moleskine che poi successivamente riporto sulla carta o sulla tela. Alla fine di ogni mio lavoro ho una sensazione di benessere e appagamento. Dipingere mi rende felice. Penso che l’arte abbia la funzione di fare stare bene le persone, di dare senso alla propria vita e di dare risposte alle proprie domande.

La tua natura, quella che ti circonda e di cui ti prendi cura.

Penso che non mi sia mai interessato altro se non illustrare la natura in ogni sua forma. Fin da bambina ho sentito un profondo amore per l’illustrazione botanica, che si basa sul mostrare in maniera fedele l’anatomia vegetale. I dettagli, come semi, petali o frutti, devono essere rigorosamente al loro posto. È inesistente la rappresentazione di ombra o di penombra; il tutto deve essere illuminato da un’unica luce che mette in risalto i più piccoli dettagli del soggetto. Basta una foglia in più per stelo, o una forma un po’ più allungata di un petalo e inconsapevolmente si disegna un altro tipo di pianta o una che in natura non esiste; concetti e regole che qualche anno dopo mi sono stati ribaditi durante i miei mesi di tirocinio presso l’Orto Botanico di Bologna. Crescendo, tuttavia, cominciai a distaccarmi dall’illustrazione botanica classica, e iniziai a creare un mondo tutto mio dove non vi erano regole, dove non esisteva una composizione perfetta, la fantasia diventava l’unica protagonista. Nei miei disegni, ancora oggi, non esistono prospettive giuste o proporzioni sbagliate, tutto può accadere e tutto è consentito. I personaggi dei miei disegni sono a me molto cari, alcuni di loro mi accompagnano da sempre, sono i cosiddetti “intoccabili” ovvero quelli dai quali non mi voglio distaccare mai. Il soggetto al quale sono più legata è, senza alcun dubbio, “la balena primordiale”. Si tratta della mia prima balena. Avevo 15 anni quando, un po’ per gioco un po’ per noia, durante un pomeriggio d’estate disegnai questa balena. Da quel giorno non smisi mai più di disegnarla. Attraverso i miei disegni cerco di comunicare il mio immaginario e la concezione che ho di esso. Un mondo onirico, popolato da rane prepotenti e balene giganti dallo sguardo dolce. La speranza è di trasmettere a chi le guarda quelle stesse sensazioni che hanno invaso me nel crearle. I miei personaggi sono in continuo mutamento: penso che l’evoluzione del mio lavoro vada di pari passo con la crescita della mia persona. I miei disegni, infatti, non sono simili a quelli di dieci anni fa e sono sicura che tra dieci anni saranno diversi da quelli di adesso. Penso di raggiungere il mio più alto sfogo creativo quando dipingo a olio; mi diverto a giocare con i vari colori e con le varie sfumature. Fu mio padre a insegnarmi la tecnica dei colori a olio. Uno dei ricordi più belli della mia infanzia è quello di quando insieme a lui dipingevamo una tela a quattro mani.

@giulia_calio

@rossanacalbi