Dart Works: un linguaggio che si fonde tra pittura illustrazione e tatuaggio

Intervista di Eleonora Helbones

Davide Mancini in arte Dart Works è un artista completo: dà vita al suo mondo fatto di creature e sfondi che passano dal linguaggio orrorifico, grottesco e fantastico attraverso la pittura, l’illustrazione e il tatuaggio. Benvenuti nel suo mondo!

Ciao Davide e benvenuto su «Stigmazine». 
Quando ha avuto inizio il tuo percorso artistico sia come illustratore che come tatuatore?

Ciao Eleonora, grazie a te e a voi di Stigmazine per lo spazio. Inizio dicendo che il disegno in generale è parte di me fin dall’infanzia, quando preso da cartoon e fumetti che non sapevo neanche leggere, iniziavo a scarabocchiare per interi pomeriggi. Proprio quei pomeriggi passati fra carta, matite e pennarelli hanno plasmato e alimentato la mia fame di immagini, un’esigenza che con il tempo si è fatta sempre più forte e che mi accompagna ancora oggi. Verso l’adolescenza, l’interesse e la passione per una musica con un certo tipo di attitudine ed estetica come il metal e il punk hanno poi ampliato il mio immaginario, che già era diretto inconsapevolmente verso quei lidi, influenzato anche dal cinema. Il sodalizio fra disegno e musica è quindi nato in maniera spontanea ed è stato questo il fattore scatenante che mi ha iniziato professionalmente all’illustrazione. Mentre studiavo e imparavo i primi rudimenti di grafica digitale, oltre a illustrazioni personali e quadri ho cominciato a disegnare magliette per band di amici, e successivamente con l’avvento dei primi social network come Myspace sono passato a illustrare copertine per album, poster, loghi e t-shirt per gruppi italiani ed esteri. In parallelo, le foto sui magazine del settore o nei videoclip musicali dove opere di Paul Booth, Aaron Cain e sleeve giapponesi erano impressi sulla pelle dei musicisti, sono stati l’input per interessarmi anche al mondo del tatuaggio, che ho approfondito seriamente solo qualche anno fa, studiando storia, igiene, salute e le caratteristiche di aghi e macchinette, passando poi a pulire le postazioni in studio, facendo pratica inizialmente su supporti sintetici e successivamente iniziando a tatuare i miei amici. Posso dire quindi che la mia radice comune per disegno e tatuaggio è in buona parte dovuta alla musica che ascolto.

Dove nascono i tuoi soggetti e da che fonti d’ispirazione attingi?
Generalmente mi piace dar vita a tutto quello che nella realtà è inesistente o rileggerla. Le fonti sono tantissime e dipende dagli ambiti. Se sto disegnando per una band e ho carta bianca, solitamente parto da un testo musicale o da un titolo di una canzone. A volte invece mi capita di leggere storie e racconti che per quanto mi colpiscono sento l’esigenza di raffigurare secondo la mia visione personale. In questo includo anche fatti sociali o generalmente quello che mi accade intorno, che traduco in illustrazioni e talvolta anche vignette. Questo periodo, ad esempio, per quanto non sia uno dei più favorevoli, mi ha dato parecchi spunti anche per via dei fatti sociali accaduti. Possono giocare un ruolo fondamentale sull’ispirazione anche il mood o il posto dove mi trovo. Durante questi mesi di quarantena, stando in campagna ho avuto la fortuna di osservare meglio l’ambiente circostante e gli animali selvatici che vivono in esso. Tutto questo mi ha spinto a riaprire un progetto comprendente una serie di illustrazioni a tema naturale e allegorico che avevo lasciato in sospeso tempo fa.

Illustrazione e tatuaggio sono passioni nate insieme o una è la conseguenza dell’altra?
Se penso al mio percorso mi viene in mente un albero, dove l’illustrazione è un tronco con radici ben salde e che si estende con ramificazioni comprendenti tatuaggio e pittura. Questo per dire che la passione per il tatuaggio è la conseguenza dell’amore verso il disegno che nel mio caso trova sbocco anche nella pittura. Ho iniziato a tatuare proprio per la voglia di riportare su pelle quello che facevo e faccio su carta che per me rimane un mezzo primario sul quale trovo completa libertà. Vedo quindi il tatuaggio come un elemento complementare del mio insieme illustrativo.