Debora Verde Camilli, il tatuaggio in provincia

Intervista di Rossana Calbi

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Per anni ho creduto che la provincia di Roma fosse diversa dalla provincia delle altre città d’Italia. Nel mio ragionamento a pochi chilometri dalla Capitale le cose dovevano essere diverse rispetto alle lande culturali che separano la vita di un adolescente che vive in città da chi sulla carta di identità ha scritto il nome di un paese con l’aggiunta in provincia di… E invece mi sbagliavo. La distanza minima da Roma, ma con il tempo ho scoperto anche da Milano, è analoga a quella che c’è con un paese addirittura fuori dai confini regionali. La città è città e si chiude lì, fuori c’è il resto, e anche se vicino, è distante.
La storia di Debora Verde Camilli spiega benissimo questa lontananza. La tatuatrice è nata e cresciuta a Labico, un piccolo paese nella provincia sud di Roma, dove attualmente vive e lavora,

si è avvicinata da adolescente alla cultura della body modification. Ma Camilla è nata negli anni ’90, quest’espressione ha già superato le sue innovazioni rinchiudendosi nelle tattoo convention diventando solo spettacolo. Inizia a tatuare per gioco assieme al suo fidanzato, e sceglie il suo percorso e il suo stile. Il suo approccio al tatuaggio è quello di un’artigiana, lo dice e lo dichiara immediatamente, e per fortuna, aggiungo io. Questa forma di umiltà tipica di chi non si sente vicino alle ultime tendenze, porta a risultati molto più ragguardevoli, anche perché nasconde quella che è la visione, anche mitomane della provincia, che priva da forme di cinismo poco costruttive, riesce a essere sempre un ottimo sprone.

Infatti, Debora, dopo un primo approccio al neo-traditional fa un passo indietro. Una scelta di ricerca che non si basa sulle mode, ma che approfondisce la cultura del tatuaggio dalla sua nascita ai movimenti culturali che lo hanno sdoganato.
Un passo indietro per prendere meglio la rincorsa, Debora si è preparata a questo e sta già iniziando a correre.

Il tatuaggio perfetto quali caratteristiche deve avere nel tuo mondo ideale?

Credo che la perfezione in un lavoro artigianale fatto su una superficie viva non esista, certo, ci sono tatuatori bravissimi che sicuramente si avvicinano. Le caratteristiche principali che secondo il mio parere deve avere un tatuaggio sono per prima cosa il contrasto, in modo che risalti sulla pelle, infatti cerco sempre di inserire tanto nero. Poi naturalmente la saturazione dei colori e deve adattarsi bene alle forme e alla grandezza del corpo. Un’altra cosa che amo molto sono le linee spesse che danno ancora più contrasto al tatuaggio. 

Qual è il tuo mantra e a cosa ti serve ripetertelo?

Il mio mantra è pensa al presente, non pensare al futuro. È una frase che mi ripeto sempre perché spesso mi faccio prendere dall’ansia e penso a problemi che in realtà forse nemmeno avrò, fasciandomi la testa prima del tempo. Mi aiuta a vivere la vita con più leggerezza, affrontando meglio quello che mi dà.

L’ultimo libro che hai regalato a chi e perché?

L’ultimo libro che ho regalato è Last love Parade, di Marco Mancassola, che parla della storia della musica elettronica e della sua esperienza personale negli anni ‘90. L’ho regalato al mio ragazzo, perché siamo entrambi appassionati della cultura rave da molto tempo.


@rossanacalbi

@debora_verde_camilli