I volti di Giorgia Catapano


intervista di Rossana Calbi

Un paio di anni fa il mio corniciaio mi faceva conoscere il lavoro di Giorgia Catapano. Mi trovavo, al mio solito, presso lo Studio d’Arte Candeloro di Centocelle, un quartiere romano che fino a cinque anni fa era considerato periferico e che oggi è annoverato anche dal «New York Times» tra i quartieri più accoglienti della Capitale in cui fare un aperitivo condito di chiacchiere tra artisti. Da Dino e Massimo Candeloro, due generazioni di corniciai, ci vai prima di incontrare un gallerista per decidere l’allestimento della prossima mostra.

È in questo nuovo crogiuolo delle arti che ho incontrato Giorgia Catapano, da poco un suo progetto realizzato sulle pagine dei giornali pugliesi è stato citato anche dal Museo archeologico di Taranto, il suo lockdown ha trasformato una ricerca in una mostra, e nel contempo continuava la sua attenzione ai volti della musica, donne e uomini studiati in poche pennellate e approfondite nello spessore materico.
Giorgia Catapano entra negli argomenti vivendo gli spazi e le persone, usa le cornici in cui si trovano e le rende protagoniste di uno spazio in cui già sono importanti ma non senza rendersene conto, l’artista, che ha approfondito i suoi studi pittorici in Spagna e Francia, usa il suo contesto perché lo sa guardare e approfondire.

100 piccoli volti di Centocelle è stata una mostra che raccontato cento incontri, qualche aneddoto curioso su come i bambini si sono messi in posa?

È stato divertente notare, nel mettersi in posa, la diversità di carattere di ognuno. I cento bimbi avevano età diverse che vanno dai pochi mesi fino a qualcuno di 11 o 12 anni. Ho chiesto loro di essere spontanei, non ho chiesto di sorridere, molti lo hanno fatto spontaneamente o incoraggiati dai genitori. Quello che mi interessava era cogliere la loro spontaneità e naturalezza. Alcuni erano spaventati o timidi, altri molto entusiasti. Una bimba che ha una grande passione per il disegno è venuta apposta per vedere che faccia avesse un’artista che fa ritratti e infatti il suo ritratto sembra scrutare lo spettatore. Altri hanno tenuto vicino i loro pupazzi preferiti che sono rientrati anche loro nei ritratti. Avrei voluto dipingerli dal vero ma è veramente una forzatura costringere i bambini a stare fermi anche solo per mezz’ora, quindi ho fatto loro degli schizzi dal vero e poi ho completato i ritratti a olio con l’aiuto delle fotografie. In ogni caso il fatto straordinario è che quando dai la possibilità ai bambini di disegnare e colorare, loro si sentono subito a loro agio. L’arte la capiscono e ne hanno bisogno.

Come nasce l’idea di ritrarre i bambini in libreria?

Ero venuta ad abitare a Centocelle da poco, prima abitavo tra piazza Vittorio e Rione Monti. Per me il cambiamento è stato molto forte e ho cercato i miei punti di riferimento in un quartiere che non conoscevo affatto. Prima abitavo tra un negozio di belle arti e uno di pianoforti e in un contesto decisamente vivace. Anche Centocelle è vivace ma più da un punto di vista eno-gastronomico. Ho cercato di capire dove potessi sentirmi a casa e ho scoperto, oltre allo Studio d’arte Candeloro, creato da un bravissimo artista, anche una libreria per bambini piena di libri scelti con cura e affacciata su un parchetto con i giochi. Lì c’è festa tutti i giorni per gli schiamazzi dei bambini e per le tante attività che la libraia organizza e allora, leggendo una frase di Daisaku Ikeda che incoraggiava gli adulti a fare di tutto per permettere la realizzazione del grande potenziale dei bambini, mi è saltata in mente questa idea. Volevo dare un contributo artistico al quartiere dove vivo e anche conoscerlo meglio. Infatti ogni bambino mi ha raccontato quello che gli piace del quartiere e i suoi sogni. Sotto ogni ritratto, per didascalia, ci sono le parole di ogni bambino.

La scelta di un quartiere e di un progetto che si è sviluppato in quanto tempo e in quale spazio specifico?

La scelta del quartiere è perché ci vivo e volevo partire da dove sono in questo momento. Centocelle tra l’altro è decisamente in riqualificazione grazie alla linea C della metropolitana che la collega velocemente al centro e grazie al fatto che molti ragazzi stanno aprendo molti locali per via del costo ancora decisamente basso. Inoltre è un quartiere che mantiene un’anima famigliare, qui i legami umani contano molto e ci sono famiglie che ci vivono da generazioni. È come se fosse una cittadina in una grande città.

Lo spazio in cui si è svolto tutto il progetto è la libreria per bambini L’ora di libertà di piazza delle Giunchiglie. Ho proposto l’idea alla libraia Francesca Giuliani e lei con il suo entusiasmo e capacità di coinvolgimento è riuscita a trasmettere ai genitori e ai bambini il desiderio di far parte di questo progetto. All’inizio non sapevamo se fosse possibile arrivare a cento, sembravano tantissimi. Alla fine abbiamo anche dovuto, purtroppo, lasciar fuori qualcuno. Il progetto è iniziato a ottobre del 2017 e i bambini hanno partecipato fino a marzo 2018 e la mostra ha girato per il quartiere.

La bellezza di un ritratto e le sue difficoltà?

Un ritratto è sempre qualcosa di magico. È un vero mistero. Quando vedi affiorare dal dipinto lo sguardo e la somiglianza è qualcosa che ti stupisce sempre. Ma non capisci mai da cosa nasca davvero la somiglianza, a volte da dettagli e da equilibri talmente sottili e misteriosi che rimane un arcano. Ed è questa per me la sua fascinazione. La difficoltà è riuscire a unire la somiglianza con una ricerca pittorica. Per me tutto questo progetto è stato anche un grandissimo approfondimento e sperimentazione pittorica. E ringrazio moltissimo il mio maestro di pittura Fabrizio dell’Arno per avermi consigliato di cercare sempre più in profondità la mia cifra espressiva.


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