Barbara Maldini progetta poesia

intervista di Rossana Calbi

Il concetto di recupero degli spazi rispettando tutto ciò che li ha trasformati nel tempo, accettando l’imperfezione, evitando la ricerca del dettaglio netto da ogni storia è alla base di una nuova filosofia del recupero. Il plus viene dato dall’aggiunta di cromie, di forme che si intersecano con apparenze tattili. Nel suo atelier parmense, Barbara Maldini immagina nuovi respiri per gli interni abitativi, dopo aver studiato a Milano, Roma e Thiene (VI), ha iniziato a collaborare con brand come Wallpaper, Azimut Benetti e Blanc Mari Clo e ha trasformato il suo spazio Villa Cremisi, nella provincia di Parma, in un luogo dove ciò che è consumato, usato, antico cerca aggiunte e non rifacimenti. Il concetto di Barbara è la riscoperta e non la trasformazione, perché il più delle volte basta cambiare solo la nostra prospettiva per capire come ciò che consideriamo un danno può trasformarsi in un arricchimento.


I tuoi lavori scoprono una bellezza che sembra quasi insita in ciò su cui lavori. Quanto è importante conoscere il materiale su cui andrai a mettere mano.

Il materiale o supporto su cui lavoro è importantissimo. Come pure le imprimiture o preparazioni del fondo e i materiali utilizzati per dipingere. I miei supporti sono pareti, mobili e tele. Inizio sempre da una lavorazione sul grezzo per evitare interferenze sull’effetto finale. Utilizzo quasi esclusivamente materiali naturali e cioè di non derivazione petrolchimica. Questo per rispettare il principio dell’eco-sostenibilità e per avvicinarmi a effetti realistici. Per naturale intendo materiali quali: il grassello di calce, colle organiche come la caseina lattica e colori derivati dai pigmenti vegetali o minerali. Gli effetti che ottengo sono in questo modo molto simili ad antiche pareti delavate, a strappi d’affresco e a sovrapposizioni materiche dalle diverse texture e dagli svariati colori.

Il tuo concetto di artigianato quanto sfora nell’originalità artistica?

Mi ritengo un’artigiana-artista. In primis viene il concetto di artigiana per la mia formazione professionale che è avvenuta nei laboratori di maestri artigiani italiani e al Centro per i Mestieri del Patrimonio europeo di Thiene (Vicenza). Tramite l’utilizzo delle antiche tecniche apprese e sperimentate, un’artigiana è in grado di lavorare in modo esclusivo e non in serie. Se a questo unisco il guizzo creativo e l’ispirazione del momento mi piace pensare che si compia ciò che i greci definivano ποίησις (poiesis) o meglio il creare dal nulla attraverso la tecnica. Per gli antichi greci la parola fare era considerata sinonimo di poesia e quindi mi piace pensare che il mio fare sia progettare poeticamente.


@barbara_maldini

@rossanacalbi