Fabrizio di Baldo ha una storia da raccontare

intervista di Rossana Calbi

Art director in un’agenzia di comunicazione e illustratore. Lo scopro attraverso le sue illustrazioni per il Castoro e HarperCollins: Fabrizio Di Baldo è poetico, bilanciato, tutto quello che non è quando parla. L’illustratore romano diventa estremo, divagante, curioso, sincero, anzi schietto, la diplomazia è qualcosa che non gli appartiene e per questo la prima volta che ci siamo rapportati abbiamo litigato. Nel dialogo almeno uno deve essere un po’ permissivo, non c’erano quindi i presupposi perché la conversazione non si trasformasse in uno scontro. Adesso gli chiedo consigli sui libri da leggere e sugli artisti da approfondire, perché se il suo tratto è semplice è perché il suo lavoro si basa sull’arricchimento che si ripulisce, poco alla volta. Un lavoro certosino e maniacale, capite, quindi, perché questo tipo di ingegno è meglio che ti sia amico.


La favola russa, il costruttivismo, i romanzi legati al mare, Corto Maltese, la storia della tua città: Roma, come colleghi tutti questi tuoi interessi? Anzi, si possono collegare?

In ambito narrativo mi ha sempre attratto tutto ciò che aveva una struttura su più livelli. Ciò che sta in superficie rappresenta il primo colpo di vento in viso, ma poi man mano ci si addentra sempre più in profondità. La bellezza di questo processo risiede nel fatto che non rimane legato all’esperienza in sé ma continua e allarga i suoi confini anche oltre nel nostro vissuto, in spregio a qualsiasi consequenzialità temporale. Quindi, chiuso un libro, vai a fare la spesa e ti ritrovi a scoprire che ti erano sfuggiti significati profondi. Passano anni e ti ritrovi a rileggere il medesimo racconto scoprendo cose importanti che ti erano sfuggite.

Ecco, le favole russe di Afanas’ev, i romanzi di Conrad o di Stevenson, Corto Maltese, il mare stesso o la mia stanca città hanno questa fibra che li costituisce e che mi affascina.

Almeno ci provo.

Quale artista, a tuo dire, fa la differenza: concettualmente e formalmente. Nella storia e oggi?

Sono molto legato ad artisti del passato che hanno plasmato le loro vite sulla loro opera ma non in maniera solipsistica anzi, estremamente attenti al messaggio verso le persone. Artisti consapevoli di cosa voler comunicare precisamente e della responsabilità a esso connessa.

Astrid Lindgren, Selma Lagerlöf, Tove Jansson, J.M. Barrie, Lewis Carroll, Dino Buzzati, Gianni Rodari, Neil Gaiman, Ludovico Ariosto e Italo Calvino come scrittori, mentre come illustratori annovero oltre alla stessa Jansson anche i contemporanei Benji Davies, Daisuke Igarashi, Ichinori, Christophe Jacques, Benjamin Chaud, Emily Hughes.

Ciò che li caratterizza rappresenta per me un punto fermo: la continua ricerca, il continuo mettersi in discussione, la consapevolezza di una missione e di un valore che deve essere veicolato per raccontare e renderci migliori, il non farsi mai sconti e la fiera e attenta analisi della realtà che è sempre più ricca di come la vediamo.

Perché quello che conta è che ci sia sempre una storia da raccontare, ma anche che questa storia non sia un semplice riempitivo ma sia qualcosa di dannatamente semplice e forte.

@_fanete_

@rossanacalbi