Valentina Zummo: minuscoli mondi magici

di Alessandra Giannini

Sicuramente il luogo dove ogni artista crea in qualche modo assume i caratteri fisici dell’artista stesso, secondo il concetto di Gesamtkunstwerk, infatti, esiste un sottile filo che unisce le diverse arti, la pittura, la scultura, l’architettura, dove l’arte si realizza plasmando lo spazio. 

Sarà la mia formazione da architetto ma sono sempre colpita dagli studi degli artisti, quando mi capita di vederne le foto sul social o di visitarli mi perdo nella miriade di dettagli che li caratterizzano, quello di Valentina è sicuramente un piccolo mondo magico, carico d’ispirazioni e angoli scenografici.

Il suo linguaggio pop surrealista ha tratti ironici e fiabeschi e ci catapulta in una dimensione fatta di forme e di colori: guardare le sue è come assistere ad una parata di carnevale dove sfilano allegri e impensabili personaggi.

Come e quando  inizia il tuo percorso artistico e quali sono le sue tappe fondamentali?
Ciao Alessandra è un piacere essere qui. Ho sempre voluto fare l’artista. Non saprei individuare un momento preciso ma se ci penso, il 2006 con la condivisione di un piccolo studio insieme alla mia migliore amica, nel quale potevamo dar vita alle nostre idee è stato un anno cruciale. Poi nel 2010 l’interesse da parte di una galleria romana per il mio lavoro ha aperto un’altra porta importante.

Riferimenti, artisti, eroi o eroine che ti hanno ispirato.
I riferimenti e gli artisti sono molti ma sintetizzo. Da sempre mi ispirano i vecchi libri di illustrazione, che colleziono, e gli oggetti di vario genere, mi basta che siano vecchi, in senso buono. La cultura legata al tatuaggio, la simbologia che spesso inserisco nelle mie illustrazioni, la natura, gli animali e in particolare i gatti. Mi ricordo le prime artiste che mi hanno ispirato dopo i grandi classici: le statunitensi Kirsten Ulve, Jennybird Alcantara e Tara McPherson, la francese Fafi e non è l’inizio di una barzelletta.

Quanto conta il luogo dove si crea, e quanto assomigli tu ai tuoi personaggi fantastici?
Il mio studio non mi sopporta più. Mi piace cambiare la disposizione dei mobili e allestirlo come fosse un negozio o una stanza surreale, cercando di creare un minuscolo mondo magico. È una stanza della casa dove vivo e per me è importantissimo, visto che a volte devo lavorare tutto il giorno, deve essere accogliente e di grande ispirazione, ricco di libri e oggetti che possono aiutarmi durante il processo creativo. C’è sempre una traccia di me. A volte lo nascondo altre volte si nota dal colore dei capelli e da quello che raccontano, sono bionda e spesso anche le protagoniste delle mie storie lo sono. Ma non sempre somiglio agli “umani” che dipingo. Loro hanno le labbra serrate mentre tutti gli animali che umanizzo sorridono e sono simpatici. Forse assomiglio più a loro?

@valentina_zummo