Urbanistica in quarantena

di Valeria Erba

Giuseppe Campos Venuti, Edoardo Salzano, Vittorio Gregotti: negli ultimi mesi sono scomparsi tre giganti dell’urbanistica italiana. Il primo nato nel 1926 a Roma, vissuto tra Roma, Bologna e Milano si può considerare come il maggior progettista di piani regolatori di grandi città studiati per risolvere temi come l’edilizia popolare, i servizi urbani, i trasporti pubblici. Il secondo nato nel 1930 a Napoli e vissuto tra Roma e Venezia è stato il grande teorico dell’urbanistica italiana, impegnato politicamente, socialmente e culturalmente per affermare i diritti di tutti dli abitanti a una città e a un territorio intesi come bene comune e non come oggetto di speculazioni e di distruzioni.

Amoilpianoberuto, Illustrazione di Alessandra Giannini

Il terzo nato nel 1927 a Novara, vissuto a Milano è stato l’architetto delle grandi trasformazioni urbane, della realizzazione di grandi quartieri di edilizia popolare, del recupero di aree industriali dismesse in nuovi pezzi di città.

Questa triste coincidenza può essere l’occasione per una riflessione più attenta e consapevole sulla qualità urbanistica delle città in cui viviamo. Approfittando di un’altra triste coincidenza, quella dell’obbligo di restare a casa per l’epidemia del Covid-19, potremmo consultare libri e siti su Internet per individuare le qualità urbanistiche delle nostre città: il centro storico, gli ampliamenti ottocenteschi con gli isolati regolari, i quartieri di edilizia popolare con tutti i servizi sociali dello standard urbanistico, le architetture avveniristiche delle riqualificazioni di aree industriali dismesse. Saremo cosi pronti a ripercorrere consapevolmente l’urbanistica delle nostre città e l’opera di tanti urbanisti e architetti.