Spazio Picaro e le vicissitudini degli illustratori di Trastevere

intervista di Rossana Calbi

Un spazio già dedicato all’illustrazione grazie alla Scuola Officina B5, uno spazio che non può rimanere vuoto e che, quando la scuola sposta la sua sede, rimane con i monitor accesi e le pile di fogli sulle scrivanie: nel 2018 nasce Spazio Picaro. Un luogo che racconta storie, e quindi in continua trasformazione come ogni storia.Mi sono imbattuta in Picaro grazie alle visioni di Marta Bianchi e Francesca Murgia ed Enton Nazaraj ha raccolto per me i vari pezzi costruendo un collage che parla di una visione molto antica del fare illustrazione basata fondamentalmente sul confronto e sullo stimolo reciproco. Per questo motivo da Picaro sono confluite altre realtà: la redazione di una rivista indipendente «Il Ventricolo» e la serigrafia Karma Industry. Chi vive Picaro è in continuo dialogo con il territorio, con gli insegnanti della scuola che li ha formati e con le nuove espressioni di editoria indipendente nel quartiere più famoso di Roma.


Picaro nasce da una scuola di illustrazione: Officina B5. Quanto la formazione in materia è stata importante nel percorso di tutti voi?

Tutti noi Picari veniamo da percorsi diversi e ci siamo ritrovati a essere degli studenti di Officina B5. Per esempio nella mia classe potevi trovare chi si era laureato in architettura o all’Accademia di Belle Arti, chi aveva frequentato corsi di grafica o di moda, addirittura c’era a chi mancavano pochi esami per laurearsi in giurisprudenza e infine chi dopo il liceo aveva deciso di intraprendere subito il percorso dell’illustrazione. Iter diversi, però penso che ogni tappa del proprio percorso sia fondamentale e ci rende quello che siamo.

Quindi sì, Officina B5 ha molto influito sul lavoro che ci troviamo a fare e sulle persone che siamo oggi.

In due anni abbiamo condiviso sforzi, studio e ricerca, siamo cresciuti maturando insieme sogni e ambizioni. Abbiamo avuto la possibilità di essere guidati da professionisti del mestiere pieni di passione e voglia di portare avanti la bellezza di una piccola oasi di creatività come via Bertani a Trastevere.

Insieme è stato possibile farlo. 

Il territorio e l’illustrazione nel vostro spazio si compenetrano, come se l’illustrazione possa essere considerata una pratica artigianale. Quanto è similare il lavoro di un illustratore con quello di chi lavora in bottega su commissione?

L’artigiano è colui che produce beni o servizi di oggetti non in serie, artistici o no. Questa è la definizione che dà il dizionario italiano, non mi soffermerei sul concetto di artistico o no poiché è un argomento che dividerà sempre, piuttosto penso sia importante parlare della produzione non in serie. Un illustratore indipendente con il suo studio secondo me è un artigiano, lo rende tale il fatto che le sue illustrazioni, in tradizionale ma anche in digitale, non sono prodotti in serie e hanno una tiratura di stampa limitata e non paragonabile a quella di una grande casa editrice.

Ogni volta si dà vita a qualcosa di unico, legato al motivo per cui è stato creato.

Uno dei nostri scopi nell’aver fondato questo spazio è stato quello di poter mettere il nostro lavoro e le nostre capacità a servizio del territorio, dai festival in piazza all’allestimento di mostre interne.  

In questo modo l’illustrazione interagisce con le persone e vive anche grazie al legame con il quartiere e la città, in maniera del tutto “artigianale”.

@picaro_spazio_creativo

@rossanacalbi