DEDSHIRTs: relief printing made in Sardinia

di Rossana Calbi

Leggo sui magazine mainstream che 30% dei lavori più pagati nel prossimo ventennio non sono stati ancora inventati, che le competenze tecnologiche saranno sempre più necessarie e allora mi chiedo perché mi incanti nel vedere Adrea Pes incidere il supporto che diventerà la stampa di una T-shirt? Per realizzare una sola magliettina Andrea prima idea e disegna il suo progetto grafico, poi lo incide sul supporto con un torchio, molto simile a quello che si usava nel 1400, e stampa una per una ogni maglietta.
Si tratta di una visione che si basa interamente sul Do It Yourself, un’etica che già nei primi del ‘900 rifuggiva le forme di industrializzazione e che da allora non si è mai sopita, con esponenti e dichiarazioni programmatiche forti nell’era del punk e che oggi non è un ricordo solo per nostalgici, come la sottoscritta, ma è in voga grazie a giovani blogger attenti alle vicende ambientali e meno alle discussioni politiche del giardinetto di casa loro. Grazie a loro rivedo le ricette che usava mia nonna per pulire casa, e mi sento in colpa se mi faccio prendere da acquisti compulsivi che devono riempire non si sa quale vuoto esistenziale. E magari rifletto che un capo non può essere solo il frutto di una scelta di marketing ma deve essere il pensiero e forse la dedizione di chi lo realizza, uno per uno. Che una semplice maglietta è veicolo di ciò che sono più di qualsiasi altro capo io possa indossare e ha il dovere, quindi, di dire che non posso fregarmene di tutto e proseguire sulla mia strada non secondo il buon senso ma secondo pigrizia. Per questo una T-shirt realizzata con una tecnica antichissima, messa a punto secoli addietro, dice di chi la fa e di chi la indossa.


La storia di DEDSHIRTs nasce in parte a Roma, dove Andrea Pes inizia un percorso di studi presso lo IED, è qui che conosce la tecnica dell’incisione, ma a parte questo amore fulmineo abbandona l’iter studiorum dopo due anni, portando con sé punte secche, sgorbie e raschietti. In Sardegna trova il suo spazio mentale e fisico.
– Il mio studio sta fisicamente dentro casa mia e i due convivono insieme come un parassita e il suo ospite. Per ragioni di spazio il mio laboratorio è un luogo che si manifesta per l’uso per poi riscomparire alla vista… un po’ come il binario 9 3/4.
Uno studio itinerante che permette ad Andrea di fare anche corsi, quest’estate al Museo Archivio di Sinnai, in provincia di Cagliari.
Ma non si deve immaginare una grande libertà di azione, questa tecnica non ha solo supporti lievi che entrerebbero in un astuccio assieme alle matite, ha bisogno del torchio calcografico.
– Immaginatevi una solida struttura che supporta due grandi rulli di metallo sovrapposti: quello inferiore viene mosso da una ruota a stella, mentre l’altro serve a dare la pressione. Tra i due, è inserita una lastra piana, trascinata orizzontalmente dalla rotazione del rullo, sulla quale è poggiata la matrice incisa e inchiostrata, la carta o la maglietta, e del feltro per distribuire la pressione) che pesa tre quintali ed è lì da sempre, tutto il resto (inchiostri, olio di lino, due rulli di gomma da tipografo, spatole e poco altro) sta dentro due scatole di cartone che ripongo a lavoro ultimato.

Puoi immaginare, e facilmente creare fisicamente il supporto per la tua stampa, puoi anche stampare, senza l’uso di corrente elettrica, ma tutto questo peso fisico e richiede una stanzialità. La sua casa è il suo studio come per molti creativi, forse coloro che hanno avuto meno in difficoltà in questo periodo di smart working, il loro lavoro era già strutturato in questo modo, era già solitario, riflessivo ma con orari molto regolari perché se non te li dai non porti a casa il risultato. Le tecniche antiche, poi, sono lunghe.
E spesso costringono i creativi a lunghi periodi di isolamento dal mondo. Ho chiesto a Andrea cosa vedesse dalle sue finestre, spesso unica cornice nei lunghi periodi di produzione forzata.
– Vedo il giardino sul lato posteriore di casa mia dove una volta cresceva un susino sempre carico di frutti.

Chissà che fine hanno fatto quei frutti? Magari un giorno Andrea li riporterà sulle sue T-shirt.


@deshirt

@rossanacalbi