Luisa Valeriani: Mutato Nomine

di Rossana Calbi

L’arte contemporanea si congiunge in dialogo ai reperti archeologici nel progetto espositivo ospite, a Roma, di MUEF ArtGallery in un luogo di incontro tra ciò che è la nostra forma mentis e la direzione che potremmo prendere. Luisa Valeriani indica questa direzione in un nuovo corpus operae, di sei tele, che si congiunge alle venti realizzate in un arco temporale che va dal 1998 al 2018, e questo tempo racconta la sua personale trasformazione del sentire. Se il nome non cambia, è l’essenza stessa che si è evoluta, la materia di cui siamo fatti si percepisce diversa al tatto in questo excursus materico che congiunge, in un’unica esposizione, l’artigianalità che ha dimenticato i suoi autori. Luca Attenni, direttore del Museo Civico Lanuvino, ha selezionato il passato, l’antico con cui dobbiamo confrontarci e che esprime il nostro DNA, la base dalla quale ci siamo evoluti. Il passato ci dà il diritto di comprenderci in un atto devolutivo, l’arte è uno di questi atti.

Una mostra che un cammino tra il tuo passato e il tuo presente che diventa cristallizzato nel passato di tutti. Che tipo di scelta è stata fatta nella selezione archeologica?
È vero, lo è. Infatti, sarà presente la mia prima opera Stati danimo, da dove tutto è nato e da dove tutto si è evoluto sino ad arrivare a oggi. 

Ho iniziato a dipingere per raccontare i miei stati d’animo, calibrando colori, emozioni e pensieri. Oggi dipingo raccontando quelli del mondo che più mi catturano. 

Per questo nuovo ciclo di opere tutto è cominciato circa un anno e mezzo fa. Ispirata dalla mia passione per la mitologia ho cominciato a immaginare cosa sarebbe accaduto agli eroi di un tempo alle prese con il nostro presente. Così man mano che studiavo e sceglievo i protagonisti delle mie opere ho iniziato a fare ricerca e informarmi. 

Ho avuto modo di confrontarmi con uno dei miei due curatori prima, Massimo Rossi Ruben, e poi con l’attuale curatore della sezione archeologica della mostra, Luca Attenni, che si è messo a disposizione per far in modo che il confronto tra passato – reale e consistente – e il presente, l’oggi ­– sfuggente, intangibile e virtuale – divenisse concreto, fisico. 

I pezzi scelti sono rappresentativi di tre forme artistiche – ceramica, affresco e scultura – e raccontano, ovviamente, anche loro storie, emozioni e stati d’animo, come ho fatto io. 

E proprio da uno dei tre reperti archeologici, una Porzione di coperchio di sarcofago raffigurante Dioniso e Arianna del II secolo d.C., attualmente conservato al Museo Civico Lanuvino, è stata ispirata una delle mie opere, Arianna.

Il quadro è nato da una semplice osservazione: come venivano rappresentati i miti, una volta? Affreschi, terrecotte, sculture di marmo, bassorilievi. Lì si poteva ritrovare tutta la poesia del racconto tramandato dalla cultura popolare. 

Mentre oggi ci basta una foto, qualche hashtag e un invio per diffondere la nostra storia in rete, al mondo.

Nel cambiamento, in questo mutamento del mito, quanto è forte il loro potere rappresentativo nel nostro quotidiano e come possiamo rielaborare questo potere?
Il termine mito deriva dal greco mythos e significa parola, che tramandata diventa racconto. Nasce con l’uomo, come “pillola placebo” senza la quale impazzirebbe, arricchita di fascino, di seduzione e di paura, per creare quella dipendenza inconsapevole che ti spinge a crederci.

Man mano che l’uomo riesce a darsi risposte sempre più razionali, alcuni miti diventano solo storie da leggere, mentre altri si sono trasformati cambiando il soggetto ma rimanendo tali.

Prendiamo Medusa, ad esempio: una Gorgone che per vendetta di Atena pietrificava chiunque incontrasse il suo sguardo. Oggi cosa o chi ti pietrifica? di certo non lei. Ma avete mai visto l’effetto di un videogame sui ragazzi? Possono rimanere per ore intere a giocare, “pietrificati” dallo sguardo del PC.

Ercole, Achille, Perseo. Eroi senza tempo. Oggi chi sarebbero? Dei semplici influencer che verrebbero valutati non per il loro coraggio e valore, ma solo in base alla quantità dei like ricevuti dai loro follower, magari per aver postato una foto dei loro addominali.

Questi sono alcuni dei tanti esempi che oggi ci circondano. L’ultima cosa che posso aggiungere è che oggi il mito ha perso tutti quei principi morali ed etici che una volta lo caratterizzava, ma anche questo non mi stupisce, come ho detto all’inizio siamo noi gli Omero 2.0 che raccontiamo la nostra società, mettendo sull’Olimpo altri dèi e scordandoci completamente di alcuni ideali che rendevano il mito tale.

Cosa leggi nel tuo passato e quale carta dal mazzo vuoi scegliere per il tuo futuro?

Il passato è il risultato di chi siamo, parla di noi ed è la mano che in base agli errori e ai successi ottenuti nella vita, prende la carta dal mazzo per continuare a giocare.

Cosa scelgo? La mia carta sicuramente è piena di colore con un bordo d’oro, e rappresenta la ricerca personale, la voglia di crescere e di trasmettere agli altri emozioni.

@luisavaleriani_art

@rossanacalbi