AjnoS e la sua trasfigurazione

di Rossana Calbi

Scrive il suo nome al contrario e si trasforma.
Sonja Fersini è come una protagonista degli anime che ci hanno formato da ragazzine, a un certo punto della sua vita scopre i suoi poteri, cambia identità e scopre una nuova personalità.Sonja nasce in Svizzera e dopo la prima infanzia torna a vivere in Salento, cambia tutto nella sua vita ma non cambia la sua propensione al disegno. Sonja coltiva il suo super potere, lo fa con discrezione, senza dare nell’occhio, come deve fare una brava ragazza del Sud: mai alzare troppo la testa. Nessuno se ne accorge, ma negli anni il suo potere aumenta, si appassiona ai volti femminili, inizia a trasformarli per lavoro, inizia a coglierne i lati più interessanti, che vanno al di là del trucco che le viene richiesto.
Non è più il tempo di Sonja, AjnoS presenta i suoi primi lavori in occasione di una mostra indipendente nel 2007, che ha il titolo esplicativo di Duble Face, è il giusto nome per presentarsi al mondo. Dal 2015 al 2018 è una delle protagoniste di Le fil rouge, la collettiva ideata e curata da un’artista sua conterranea: Viviana Cazzato. Quell’angolo del Salento è un luogo per le donne che devono insegnare a loro stesse la capacità di esprimersi. Specchia, Presiccie-Acquarica sono borghi nella provincia di una Lecce lussuriosa e morbida, quella ricchezza riempie gli occhi dà il potere di dar vita a nuove visioni che AjnoS conduce a Cosenza, Novara, Roma e nel 2021 a Tunisi.
Le sue parole per raccontare la sua storia.


Come è stato tornare in Italia? E cosa c’è della Svizzera nel tuo lavoro?
In Italia, dai nonni, ci tornavo ogni estate per le vacanze ed era sempre una meraviglia scorgere il mare dalla collina del paese. In Salento mi ci sono trasferita definitivamente all’età di 8 anni. L’impatto è stato piuttosto dolce all’inizio. Il luogo mi era familiare e mi evocava ricordi felici e spensierati. Poi, negli anni immediatamente successivi, mi sono scontrata contro il muro della mentalità del posto, soprattutto in relazione al rapporto con mio padre che ora, nel paesino, scopriva il suo lascito patriarcale e maschilista. Della Svizzera mi sono portata dietro solo il ricordo di un periodo particolarmente sereno ma, in sostanza, non credo abbia caratterizzato il mio lavoro artistico in qualche modo.

Come la tradizione dell’arte in Puglia condiziona il tuo lavoro?
Il segno più riconoscibile della Puglia nel mio lavoro credo sia il colore. La luce abbagliante, le ombre nette, i contrasti forti. Tutte le tonalità dell’azzurro che trovo nel mare.I colori caldi nella terra rossa dei campi appena arati. Un aspetto della tradizione dell’arte pugliese che mi affascina molto è certamente legato al mondo femminile: il ricamo antico. Sto già lavorando, infatti, per introdurre le trame di questa tradizione secolare nei miei prossimi dipinti. Il primo lavoro sarà esposto ad Andria durante la mostra Arte al vento.

Quali sono gli artisti d’oltreoceano che studi rigorosamente?
Mi sono appassionata alla Storia dell’Arte attraverso lo studio degli artisti rinascimentali e fiamminghi. Le espressioni dei soggetti di Antonello da Messina mi hanno sempre molto affascinata.Altrettanto hanno fatto le esili figure di Egon Schiele e Gustav Klimt.René Magritte e Salvador Dalí i miei surrealisti più amati. Successivamente i miei studi si sono spostati su artisti più contemporanei quali Francis Bacon, Andy Warhol e gli altri rappresentanti della corrente POP ART. Dal 2006, influenzata proprio da quest’ultimi, ho iniziato ad inserire nei miei dipinti prodotti e personaggi della cultura POP trattati in chiave umoristica (la Nutella, l’acqua Ferrarelle, i soldati americani, la borsa Bulgari, il personaggio politico, telefonini e smartphone).
Negli ultimi anni, grazie al lavoro di visagista, ho approfondito la conoscenza del volto femminile.
Tutto questo, unito agli studi artistici di cui ho parlato sopra (i classici, il Surrealismo, la Pop Art, etc…), ha contribuito a far evolvere il mio stile nella direzione del Pop Surrealism.
Nel periodo attuale i miei studi si concentrano su alcuni esponenti del movimento artistico Lowbrow. Sono particolarmente interessata alla distorsione dell’immagine nel lavoro di Marion Peck, probabilmente perché più vicina al mio codice espressivo, nato da esigenze di correzione nel lavoro di visagista poi capovolto e reinterpretato sulla tela.
Il mio interesse abbraccia anche il mondo dell’arte cinematografica con lo studio dei personaggi ideati dal regista Tim Burton.

@ajnos_eye

@rossanacalbi