Naná Aristova intesse il mare


di Rossana Calbi

Scendere lungo corso Vittorio Emanuele per arrivare al mare. La città di Palermo è divisa in due, questo fin dall’antichità, già dal VII secolo a.C., dalla sua fondazione da parte dei Fenici. Furono gli spagnoli ad ampliare il Càssaro, i panormiti dicono u Cassaru, fecero lo stesso a Napoli, profittando anche in quel caso di un’antica strada, in quel caso pensata dai greci. Il Càssaro porta a piazza Marina, attraversa la città lievemente per arrivare a sentire l’odore del mare. È strana Palermo perché chi la vive sembra non ricordarsi che costeggi il mare, ma io lo tenevo sempre a mente, e quel profumo lo sentivo facilmente e cercando dovunque le varie tonalità del blu, le ho trovate tutte nel negozio di Naná Aristova. Dopo l’unificazione d’Italia, il Cassaro è diventato corso Vittorio Emanuele, al numero 314, ho visto le varie tonalità del blu e del verde, camminando sulle cementine del secolo scorso si trovano momenti che raccontano l’impressione di una città, di uno stato mentale: quello palermitano, è il racconto di un’artista del gioiello Naná Aristova. La designer di origine siberiana è arrivata in Italia nel ’98 e dopo aver studiato a Milano all’Istituto di Moda Burgo approfondisce le tecniche che ha visto realizzare durante i suoi viaggi. E ha iniziato a intessere un racconto di ciò che lei sente vicino: il mare a cui conduce l’antica strada in cui si trova il suo negozio. Una storia che ha portato in altri spazi, nella città dove si è formata: Milano, e che continuerà ad approfondire a Palermo, sulla stessa via per far sentire sempre più quel profumo di sale che pizzica il naso e che rende splendida la pelle.

Il negozio di Palermo rivela la città, ci può raccontare come ha scelto i pezzi di arredamento che lo rendono semplice e totalmente concordante con la via che porta al mare?

Nella scelta dell’arredamento e design dei nostri negozi mi sono sempre ispirata a oggetti che abbiano una storia vera da raccontare, in questo caso ho scelto di raccontare storie di mare e della Palermo di una volta fondendole con le influenze del sud-est asiatico che hanno profondamente cambiato la mia visione della gioielleria ma anche della filosofia di vita in generale. Alcuni pezzi sono stati acquistati da piccole botteghe antiquarie di Palermo, altri sono stati progettati e realizzati personalmente da me, altri ancora sono stati acquistati durante i vari viaggi in India, Thailandia e Indonesia. Nel corso degli anni contraddistinti dalla mia grande passione per il mare ho collezionato coralli e pietre rare incontrati in giro per il mondo (molti nella Papua indonesiana) e oggi fanno parte integrante del negozio fungendo da espositori di gioielli.

Le reti che diventano gioielli, da dove nascono questi gioielli flessibili?

Durante un viaggio a Sumba (isola dell’arcipelago indonesiano) ho incontrato straordinari artigiani che da generazioni (si tratta di tradizioni di alcune tribù di Sumba) tessono i cappelli e altri capi di vestiario utilizzando il filo di bronzo. Il risultato sono oggetti originali, voluminosi e flessibili. Quello che mi è piaciuto maggiormente di questa tecnica tradizionale è il fatto che consente di modificare i volumi e forme dell’oggetto anche dopo che è stato realizzato – lasciando così spazio alla manualità e creatività di chi possiede l’oggetto. Da qui nasce la collezione Phylum: una collezione di gioielli contemporanei e dalle linee essenziali. I nostri gioielli sono realizzati in argento e/o lega di rame placcata oro e possono cambiare forma e volume in base all’ispirazione di chi li indossa (basta delicatamente piegare la rete modificando la sua forma).

Quali sono le ispirazioni dell’ultima collezione? 

Mi sono ispirata alle forme della natura (alcune piante, fiori e coralli) e aggiungendo un tocco più sofisticato attraverso l’applicazione di minuscole pietre applicate rigorosamente a mano e attraverso le tecniche prettamente artigianali.


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@rossanacalbi