ALBA VIS, la forza e la luce di Carlotta (E’ Cawa) Marchetta

INTERVISTE

Intervista di Alessandra Giannini, immagini di Carlotta Marchetta

 

 

Carlotta Oltre che Tatuatrice sei anche illustratrice: quanto il tuo tatuaggio è influenzato dall’illustrazione o viceversa?

 

Io cerco di fare illustrazioni su carta e di proporle poi su pelle, quelle su carta tendono ad essere più libere ma cerco sempre di rappresentate su pelle ciò che faccio graficamente con i mezzi che ho: pennelli e chine o aghi e puntali. Sono sempre soggetti di colore nero. Molte volte devo indirizzare meglio il soggetto dell’illustrazione su una composizione fatta su una parte del corpo perché il corpo non è come un foglio con una dimensione standard ma ha una muscolatura con movimenti specifici per cui trasformo la composizione di illustrazione in una composizione di illustrazione specifica per il tatuaggio. A volte ci sono tatuaggi su richiesta specifica del cliente e cerco di soddisfarli, spesso il tatuaggio su richiesta è elaborato direttamente su pelle e non è eseguito il definitivo con china, la “bella” su carta, ma direttamente sul corpo. Le illustrazione invece sono delle opere personali che vengono scelte. I clienti che vengono da me già conoscono lo stile che mi appartiene come tatuatrice ed è più facile, riesco con una buona chiacchierata e con delle proposte di disegno a o capire come elaborare e impostarle il mio disegno per loro.

 

Come hai iniziato a tatuare?

 

Ho iniziato quattro anni fa. In età adolescenziale ero affascinata dai tatuaggi. A 14 compravo le riviste di tattoo e li copiavo sulla mia Smemoranda che era piena di questi disegni. Io studiavo moda e ho studiato design e illustrazione, disegnavo e mi sono alle volte trovata a fare disegni per tatuaggi. Dopo molti anni ho deciso di intraprednere la strada di tatuatrice, ho comprato una rotativa che mi ha permesso di sperimentare insieme ad amici molto coraggiosi. Sin dall’inizio sono sempre stata molto attenta a non copiare.

 

Sei una black worker. il nero è solo un colore?

 

Il nero è tratto. E’ la matrice, è un “non-colore” utilizzo il nero perché lo utilizzo nelle illustrazioni, inizialmente utilizzavo il bruno van di unione dei tre colori primari, perché il nero opacizza su carta quindi è meglio evitarlo. Ho sperimentato molto con i colori, tutt’ora lo faccio con le tele, li utilizzo come materia, come pasta, uso l’olio che è molto consistente. La pittura è un’altra cosa, la pittura è la cosa più personale che ci possa essere per me. Se lo facessi come professione forse sperimenterei altri soggetti, è un procedimento lento, un substrato, nessuno vede i mei quadri, lo faccio come processo personale.

Mi trovo bene con il nero. È forte, intenso….

 

Nero come….

 

Nero come me…nero come te….nero come E’

 

Hai uno stile noir con influenze giapponesi, grafico e fortemente espressivo, un po’ “the ring” , come nasce questo tuo linguaggio?

 

Piano piano, sperimentando. Fare è il verbo della vita, il non fare non esiste, mi sono ritrovata a sperimentare con delle illustrazioni che inizialmente tendevano al tradizionale, quindi mi sono completamente scissa e mi sono indirizzata verso qualcosa di più libero, quasi di automatico anche se ogni tratto linea punto era studiato ed era lì per un motivo, ho sperimentato poi dei soggetti più figurativi, prima volti accademici poi più orientaleggianti. Non faccio giapponese. Ho affrontato anche quella cosa (il giapponese) che è stata smussata in altro e sicuramente in futuro prenderò altre cose dal passato…..è tutto un impasto.

 

Raccontaci di Cawa, È un brand, è uno status symbol, è un progetto artistico?

 

 

E’ uno stato d’essere che poi si è trasformato in un brand, ho cercato di concretizzarlo in qualcosa essendo un illustratrice facevo le illustrazioni le vettorializzavo, seguivo il processo di serigrafia, avendo studiato moda mi piaceva la materia e le cucitore, poi ho capito che alla fine Cawa sono io che faccio i disegni e i tatuaggi e mi sono allontanata anche da li, da stato d’essere (progetto artisitco) a stato ad essere, Cawa è tornato a me.

 

 

Che relazione c’è tra abbigliamento e tatuaggio esiste una subcultura legata all’ambiente?

 

Oggi il tatuaggio è legato alle sub culture in generale, ci sono state delle subculture che avevano tatuaggi e vestivano in modo particolare come i punk o gli skin, oggi è legato all’attualità, intesa come lo studio delle cose attuali. In questo periodo storico il tatuaggio ha avuto un sopravvento sulla popolazione, forse anche perché i tatuatori hanno iniziato a indirizzare meglio i clienti o a non insistere. L’abbigliamento esiste da sempre e va avanti ogni sei mesi circa, il tatuaggio è per sempre.

 

 

Come nasce il tattoo shop alba vis?

 

E’ nato due anni fa perché anche se tatuavo da poco cercavo un posto privato, nella mia città non ci sono molti studi di tatuaggi e non sono mai stata considerata come una potenziale apprendista, forse ero troppo timida. Sono totalmente autodidatta ho imparato facendomi tatuare e guardanido i mei colleghi tatuare. Ho molte lacune ma come tutti, piano piano si impara nell’apprendimento ci deve essere entusiasmo non fretta. Alba Vis è uno shop su strada ma allo stesso tempo è poco commerciale, io credo che sia bellissimo e che tutti dovrebbero entrare a vederlo.

 

Cosa significa la scelta del nome?

 

Alba vis significa in latino forza bianca, perché io tatuo in nero con ogni tanto una punta di bianco, mi piace il concetto di buco nero o buco bianco.

 

 

Agrigento È una città ricca di storia e di cultura, come si relaziona al mondo del tatuaggio?

 

Si relaziona con difficoltà, ci impegniamo. Ricordo con amore le parole che Eugenio Serra il mio insegnante di corso e grande tatuatore mi disse una volta: che una città è bella per tatuare se chi ha tatuato prima di te ha insegnato un po’ di cultura del tatuaggio. La mia città deve ancora imparare.

 

Pirandello è nato e cresciuto ad Agrigento ti riconosci nella sua citazione: ” Imparerai a tue spese Che ogni giorno incontrerai moltissime maschere e pochissimi volti. ”

 

Il negozio è in via Pirandello ed è vicino alla sua casa d’infanzia. Pirandello ha lavorato nel periodo delle avanguardie artistiche, è stato un uomo lungimirante, ha affrontato questioni che ritroviamo anche oggi. Da tatuatore hai un rapporto più stretto con il cliente che si apre con te e riesci a scorgerne il vero volto. A volte per affrontare al meglio delle situazioni indossiamo delle maschere che ci consentono di andare avanti in un mondo difficile. Io mi sento abbastanza un’outsider, non ho dovuto spesso indossare maschere. Non è vero che i volti sono pochi ma ci vuole tempo per scorgerli. E’ il tempo…..che è proprio una maledizione.

 

I capelli lunghi sono una scelta estetica o da piccola e costringevano a tagliarli corti per praticità?

 

Una scelta estetica, da piccola li avevo corti poi lunghi poi li ho rasati…ora di nuovo lunghi, è sempre stata una scelta estetica, non ho mai avuto obblighi o inibizioni sono stata una bambina veramente fortunata.

 

Il tuo primo tattoo ?

 

Un puntino sul palmo un dolore atroce

 

Il primo che hai tatuato?

 

Una stellina sulla coscia, freehand, no pencil no stencil

 

Il tuo prossimo tattoo?

 

Troppe idee, non progetto mai nulla, vorrei chiudermi i polsi ci penso da tanto tempo una corona di spine e catena, un filler semplice per chiudere.

 

Il prossimo che tatuerai?

 

Uno scorpione su una pancia, non mi ricordo di preciso, ho l’agenda su google drive se vuoi posso guardare.