Il corpo tempio

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Costanza G

Intervista di Alessandra Giannini

Foto Michele Virgillo

Quando hai deciso di fare la body-piercer?
Già a fine liceo sapevo che volevo fare la body-piercer. Iniziai a bucarmi le orecchie in terza media. Le mie piccole fughe ai tempi in oreficeria, quando ancora il genitore non serviva, agli inizi del liceo già mi informavo sul body-piercing; i primi piercing con l’ago cannula.
A sedici anni, il primo vero piercing alla lingua, dopo anni e anni di no al mio desiderio di volerne fare uno.
Soffrivo un po’ la vita imposta, con l’ago ricevetti le mie prime forti sensazioni, legate al piacere, al dolore, all’alzarsi da terra, i primi voli.
Ero entusiasta di poter dare anche agli altri le stesse sensazioni che ricevevo io. Iniziai a fare i primi piercing durante gli ultimi anni del liceo, conobbi i piercer che all’epoca lavoravano a Firenze, li andavo a trovare in studio. Alle porte della maturità, mentre tutti i miei coetanei sceglievano gli indirizzi dei prossimi studi, io sapevo già bene quello che volevo fare. Tanta pratica e un obiettivo, mettere soldi da parte e imparare ciò che sarebbe poi diventato il mio amato mestiere. Così feci, avevo diciassette anni. All’epoca non c’erano tutti questi corsi di tecnica di tatuaggio e tecnica di body-piercing che ci sono adesso, all’epoca dovevi fare tutto da solo e da una parte forse, ti dovevi sbattere di più. Iniziai a cercare materiale, iniziai a fare piercing agli amici, iniziai a girare le convention in Italia e proprio a Milano incontrai una persona, Giacomo Bianchi, che fu per me di grande aiuto per approfondire il mio percorso, e anche un nuovo grande amico su cui poter contare. Avevo ventitré anni. Giacomo lavorava già in uno studio di Firenze, mi prese a lavorare con sé: io imparai tutto ciò che dovevo imparare. Gli anni di lavoro accanto a lui furono pieni di studio, performances e spettacoli. Dopo di che, presi il volo da sola, iniziando a lavorare per vari studi di Firenze e dintorni.

In un tuo ultimo post vediamo alcuni tuoi libri, non ho resistito e ho rubato alcune citazioni:

(il corpo è) lo strumento di conoscenza ed esplorazione del mondo. Il più sincero e fedele forse. È attraverso il corpo che Frida racconta di sé e pure delle proprie emozioni. È attraverso il corpo che conosce ed esplora l’unico orizzonte che realmente le interessi, quello interiore.

da Gli amori di Frida Kahlo, Valeria Arnaldo, Red Star Press

Che rapporto hai con il tuo corpo?
Amo molto il mio corpo, la sua evoluzione, come ha seguito il mio crescere con dedizione e fiducia. Mi sono sempre osservata molto; sentita, annusata, tagliata, non piaciuta, amata moltissimo. Sono sempre stata cicciottella in adolescenza. Forse era collegato al mio essere ancora chiusa, raccolta in me, col mio dolore da affrontare, vivere e digerire. Qualche anno fa ho avuto un problema di salute da risolvere, tutto ciò mi ha fatto crescere molto, è stata una lotta vinta e insieme al mio spirito è sbocciato anche il mio corpo. Sono dimagrita molto, è stato come un regalo. Mi sono osservata diversa e mi baciavo le braccia. Così noi donne, come fiori sbocciamo. Ho iniziato a ricevere proposte di lavori da fotografi e ho imparato che l’amore, prima di tutto, è bello ma soprattutto sano riceverlo da noi stesse. Amarsi sempre: la pelle, le ossa, la carne, gli acciacchi.

Il corpo vs emozioni.
Il piercing è una body-modification, qual è la tua filosofia a riguardo?
Credo davvero che il nostro corpo sia un tempio. Ognuno di noi è libero di addobbarsi come preferisce, come meglio per esprimere se stesso, al fine di onorare le parti che amiamo. Credo che fin quando rispettiamo il nostro corpo, tutto appare bello anche a chi ci osserva. Il piercing è una piccola modificazione corporea, ma il campo può estendersi anche alla moderna chirurgia plastica, al cambio di sesso, a tante altre cose. Sono a favore fino a che il tutto venga fatto con la piena e reale percezione di sé.
Il problema sorge quando le persone non si accettano, quando si addobbano per nascondere, o per seguire tendenze che non hanno niente a che fare con la loro persona. Ma chi siamo noi per giudicare i valori o i dolori altrui? Dovremmo tutti essere in piena sintonia col nostro corpo, valorizzarlo sempre, che sia con gioielli o con una taglia di seno in più; viva i templi e i giardini.

 

Tu sei già in paradiso, ti sei soltanto addormentato: hai unicamente bisogno di risvegliarti.

da Il quarto elemento dell’amore, Osho, Feltrinelli

Paradiso o inferno? Sogni o sei desta?
Per arrivare al paradiso dall’inferno ci si deve passare, che lo si voglia o no. È così! È la vita, e probabilmente questo passaggio è anche alla base di tutto. Solo col dolore riusciamo a trasformarci, a evolverci e uscirne più forti di prima, con uno stato d’animo diverso, come quiete interna e conoscenza e accettazione di tutto ciò che siamo, siamo stati, saremo. Per mia fortuna, l’inferno l’ho vissuto dai tredici anni: un percorso imposto, non aver potuto avere la libertà di scegliere, un rapporto difficile con mio padre, il sentirmi invisibile e perennemente sbagliata, la droga presente – negli occhi degli amici, nei libri, malvagia e intrigante, vizio innalzante, ali di catene, miraggio illusorio, così magica nei film – il non riuscire a creare felicità da sola, ma sempre tramite qualcosa. Il mal di vivere. Ciò che non fa male a uno, fa male all’altro. Tutto ciò mi ha fatto crescere.
Adesso vivo il mio paradiso, il bastarmi a me stessa, il mio mondo interno ha sovrastato l’esterno. Ha vinto l’arcobaleno che mi fa scivolare tutto di dosso. I sogni che hanno sempre fatto parte di me, e che un tempo mi facevano aprire a persone e situazioni negative, continuano a far parte di me anche adesso, che ho imparato a proteggermi come fossi una casa, un tempo senza finestre, adesso che ho bene in testa ciò chi sono, e cosa voglio. Sognare sì, ma con la testa sulle spalle. Sennò ci si perde nei sogni altrui.

A differenza della lussuria, della superbia, della gola, l’invidia è forse l’unico vizio che non dà piacere.

da I vizi capitali e i nuovi vizi, Umberto Galimberti, Feltrinelli

Quale vizio capitale cancelleresti dall’elenco per potervi indulgere?
Invidi o sei invidiata?
Fortunatamente sono sempre stata una persona buona, e ho sempre lavorato sulla mia parte buona. Credo che tutti noi come esseri umani abbiamo la possibilità di scegliere in che modo lavorare, dove e come focalizzare la nostra energia. C’è chi lavora sulla propria parte buona, c’è chi lavora su quella meno buona. Spiritualità o razionalità dell’ego. L’invidia nasce nel momento in cui ci stacchiamo da noi stessi, e ci paragoniamo all’altro. È uno sminuirsi, un non sentirsi a pieno. Probabilmente nasce come debolezza e, da dove e come poniamo la nostra attenzione, si trasforma. Il mondo però purtroppo non è abitato da sola bontà, e la gente sì: è invidiosa. Davanti alla scelta di poter tutti collaborare, cooperare, imparare l’uno dall’altro, molto spesso ci troviamo davanti persone che fanno muro, che ti fanno notare tutto ciò che in te non va, che si approfittano del tuo essere buona. Questo un tempo mi faceva male, quel solito tempo in cui davo più importanza agli altri e meno a me. Adesso mi fa solo capire l’essenza della persona che ho davanti, e di certo, non mi spinge ad approfondire la relazione. Dobbiamo stare un po’ attenti con determinate persone. La vita è movimento ed energia, che trasmetti e ricevi. Le persone luminose sono belle perché riempiono gli spazi, questo può essere meraviglioso per chi emana la solita luce, deleterio per gli invidiosi. Invidiateci pure, peggio per voi. Per quanto mi riguarda, osservo il prossimo, mi piace la gente che ha proprio stile e personalità, da queste persone posso solo trarne vantaggio e piacere, e magari, prendere spunto, ma di certo non le invidio.
Dall’elenco cancellerei senza dubbio la gola! Cosa c’è di meglio di una bella cena in ottima compagnia?

Chi sono i tuoi modelli femminili?
Sono cresciuta col movimento Riot grrrl. Bikini Kill, Babes in Toyland, Le Tigre, L7 (adoro!!!), ma come ho amato le Hole non ho mai amato nessuno di questi gruppi. Senza dubbio il mio modello femminile è sempre stata Courtney Love, il suo modo di porsi, di vestirsi, di gridare fan**** al mondo. Mi sono sempre molto ritrovata in lei, nei suoi testi, nel suo vivere i suoi vent’anni. Quando avevo diciassette anni suonavo la chitarra e con altre due amiche ci si rinchiudeva in sala prove e urlavamo. Mini gonne, calze rotte, piedi sugli amplificatori, rossetto rosso. Ho sempre amato molto la musica, mi ha sempre salvata, in qualche modo. Adesso non ho modelli femminili, se non il mio diventare donna, al meglio.
Anzi, direi che il mio modello femminile sono tutte quelle donne indipendenti, libere, prive di invidia (appunto), piene di arte, di bellezza e personalità. Non c’è cosa più bella di trovare persone che abbiano idee proprie e progetti di cui parlare, in un mondo pieno di persone che si riempiono la bocca di cose, materialità, e affari che non riguardano la loro vita ma quella degli altri. La vera donna è una dea, tutto il resto è frivolezza superficiale.

Se non fossi una piercer saresti?
Già da qualche anno non sono solo una piercer. Mi piace fare tante cose, sono curiosa, non sopporto l’idea di dover fare un solo lavoro nella vita. Non credo al contratto indeterminato. Mi piace un percorso che abbia novità e dinamicità, e farò di tutto perché possa succedere ora e in futuro. Nel 2012 conobbi un uomo che aveva dei negozi qui a Firenze, iniziammo un rapporto sentimentale e così entrai a far parte del mondo dell’abbigliamento. Aprimmo insieme un negozio, Iron Fist, iniziai ad apprezzare quella scena che un tempo mi trasmetteva solo consumismo, ne conobbi la sfera artistica. Oltre il pronto moda che vive i nostri tempi, la moda è arte, espressione di sé, stile, unicità e carattere. E così qualche anno dopo iniziai a lavorare per Sisley, in cui lavoro tutt’ora adesso. Tramite il negozio (in via Roma a Firenze) ho fatto molte conoscenze, persone splendide, fotografi e, come si dice, da cosa nasce cosa. Ho iniziato a fare i miei primi shooting, inizialmente per gioco, poi per pubblicizzare t-shirt e abbigliamento di negozi vintage, infine sono stata scelta come modella per la creazione del catalogo Spitfire, un brand di abbigliamento italiano, e fu per me una giornata meravigliosa, oltre a essere il mio primo shooting importante. Modella, body-piercer, addetta vendite, mi piace tutto ciò che mi permette di esprimermi e stare a contatto con la gente.

Hai dei bellissimi pezzi tatuati sul corpo, ci vuoi dare qualche nome di artista che ti ha tatuato?
Il mio primissimo tattoo lo feci che avevo circa vent’anni, un piccolo funghetto dietro l’avanbraccio. Avevo da poco iniziato a fare i primi piercing agli amici, così, lo barattai per un piercing al frenulo. Lo feci a colui che sarebbe diventato poi un futuro collega, all’epoca anche lui alle prime armi con la macchinetta. Il tatuatore in questione, Beppe (aka Il Moio), proprietario adesso dello studio Black Circle Hellectric Tattooing di Figline Valdarno. A seguire, Alberto Ciarchi, Giacomo Bianchi, Il Moio, Samuele Briganti, Gianmauro Spanu, Annaluna Mavridis, proprietaria e tatuatrice dello studio Skins Street di Firenze, dove lavoro tutt’ora adesso come body-piercer.

Se dovessi scappare dall’Italia dove andresti?
Per adesso non ho l’urgenza di scappare, sto bene e vivo bene esattamente qui dove sono. Non viviamo il bel paese, e su questo ne sono d’accordo. Ma ho sempre sognato di vivermi il viaggio col mio compagno, quindi, quando arriverà l’amore, ci dirà lui dove andare, sicuramente sarà una terra col mare e con tanta natura. Se proprio dovessi scappare, allora scapperei lontano dal frastuono.