Architattoo

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Fotografia di Unconventional Mick, modella Manuela Elettra

L’architettura del tatuaggio

 

di Alessandra Giannini, Alelove

 

 

L’Architetto d’oggi, l’Architetto universitario, impari da tutti gli artigiani: impari dal marmista (le superfici lucide, levigate, a martellina, a bocciarda, a scaglia), impari dal falegname, dallo stuccatore, dal fabbro, da tutti gli operai e gli artigiani (è bellissimo). […] Impari le cose fatte con le mani. Nulla che non sia prima nelle mani. Impari anche, l’Architetto, dall’artigiano come si ama il mestiere: com’è bello farlo per farlo. L’arte per l’arte è lì, non è in una forma di arte senza contenuto, ma è nella felicità di farla.*

 

L’architettura e il tatuaggio

Quale analogia esiste tra architettura e tatuaggio? Un progetto: noi progettiamo il nostro corpo attraverso il tatuaggio nello stesso modo in cui progettiamo l’ambiente in cui viviamo, per sentirci maggiormente a nostro agio e parte di un insieme unitario.

Architetto deriva dal greco ἀρχιτέκτων (pronuncia architéktōn), parola composta dai termini ἀρχή (árche) e τέκτων (técton) che significa: primo artefice. Quando imprimiamo segni permanenti sulla nostra pelle siamo architetti, ovvero artefici primi, del nostro corpo. Il tatuaggio nasce dunque da un progetto che affiora sulla pelle.

Possiamo leggere una continuità tra architettura dell’ambiente e arte del tatuaggio prendendo spunto dalla teoria della gesamtkunstwerk (l’opera d’arte totale) di Gropius.

 

Committente

Il tatuatore come l’architetto ascolta le esigenze del committente o del cliente e si fa artefice di tali idee, come l’architetto il tatuatore è un demiurgo: progetta, crea, realizza. Questo rapporto è imprescindibile quando l’artista non si riferisce a se stesso ma si rivolge a un committente, realizza un’opera per un altro da sé. Non è possibile realizzare un’architettura o un tatuaggio senza tenere conto della persona a cui è destinata, i suoi gusti e le sue inclinazione. Ho visto una volta un video di una performance in cui persone introducevano un braccio in un buco e un tatuatore faceva un disegno a suo piacimento, senza conoscere la persona e questa si vedeva tatuato quello che garbava allo sconosciuto tatuatore. Ecco, questo è possibile solo in una performance, cosi come non è possibile realizzare una casa senza tenere conto di chi ci andrà ad abitare. Analogie.

 

Arte e tecnica

tecnica

tèc·ni·ca/

sostantivo femminile
Complesso di norme che regolano l’esercizio pratico e strumentale di un’arte, di una scienza, di un’attività professionale
arte

àr·te/

sostantivo femminile

Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.

L’architetto, come il tatuatore, è una figure al limite tra l’essere artista e artigiano, in entrambi vi è una componente creatrice immaginifica e una poietica. Per integrare tra loro arte e mestieri, creazione artistica e produzione industriale seguiamo la lezione dell’architettura totale di Gropius: Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione, non v’è differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano. In rari momenti l’ispirazione e la grazia dal cielo, che sfuggono al controllo della volontà, possono far sì che il lavoro possa sbocciare nell’arte, ma la perfezione nel mestiere è essenziale per ogni artista. Essa è una fonte di immaginazione creativa.
Forme espressive e capacità espressive regolate da norme, la tecnica è ciò che ci permette di esprimerci al meglio, a regola d’arte, architetti e tatuatori non possono non essere del tutto padroni della tecnica per potere essere artisti.

 

 

Abachi

Il termine abaco deriva dal latino abacus, polvere. Originariamente i primi abachi erano costituiti da una tavoletta su cui spargere sabbia. L’abaco è un antico strumento di calcolo, utilizzato come ausilio per effettuare operazioni matematiche, oggi usato in accezione di normogramma, in architettura un abaco dei materiali è una leggenda dove vengono indicati i materiali di un progetto che si diversificano di volta in volta per esigenza, La combinazione di elementi verifica una stretta dipendenza di ciascun elemento dagli altri. Esiste un abaco del tatuaggio? Oggi sicuramente possiamo attingere da numerosi database digitali in cui reperiamo materiali da comporre nel progetto del tatuaggio. Se elaborassimo un abaco del tatuaggio giapponese potremmo inserire sfondi (nuvole, cappe, onde), fiori (ciliegio, peonie, crisantemi, eccetera), simboli giapponesi (carpe, gheisha, maneki neko, ecc.) e combinare tali elementi secondo regole ben precise. Allo stesso modo potremmo definire un abaco per ogni stile dal traditional all’avangard. Possiamo operare al di fuori di un abaco? Certo, allo stesso modo in cui Gaudí progettava la Sagrada Familia, è una scelta progettuale. Di sicuro gli abachi, se ben fatti, possono essere una guida per un’esecuzione a regola d’arte.

 

Non sono l’unica architatuatrice, voglio quindi porre poche semplici domande ad altri per approfondire questo particolare bipolarismo artistico, in questo numero intervisto Melissa Migliora che lascia il suo lavoro di architetto per fare l’apprendista tatuatrice.

 

Didascalia Immagine: L’architettura e il tatuaggio. L’architatouage, ensamble di dettagli architettonici e tavola di Lombroso, L’uomo criminale

*Gio Ponti, Amate l’architettura, Rizzoli, Milano, 2015, pp. 111-112