Anna Twiggy

Sognatrice e determinata

Intervista di Alessandra Giannini

Fotografie di Marco Alfredo Bressan

Mi ricordo di avere incontrato anni fa Anna Liliana Abagnale in arte Twiggy all’Atomic Bar, un noto locale milanese, mi avevano colpito le sue zampette di maiale tatuate in formaldeide in bella vista insieme ai liquori dietro al bancone. Adesso è una tatuatrice affermata, ha sviluppato uno stile dai toni noir, con i caratteri dell’incisione. Ha una splendida collezione di tatuaggi sul corpo e sfoggia una pettinatura anni sessanta: lo sfavillante caschetto intonato al suo nome d’arte. Talentuosa e determinata Twiggy ci racconta come si è affermata nel panorama milanese e come attinge i suoi soggetti dal passato ispirandosi a Dürer a Leonardo da Vinci.

Poco tempo fa mi ha contattata Marco Alfredo Bressan, fotografo del progetto Ritratti in pelle, che ho ospitato in mostra nel mio studio a Milano e che ha collaborato con «Stigmazine» fin dai primi numeri. Mi dice che avrebbe di nuovo un po’ di tempo per scattare per noi. Felicissima gli propongo di fare degli scatti inediti per noi a Twiggy e scopro che lui ha un suo bellissimo pezzo sul braccio. Caso o destino? Il risultato è impareggiabile.

Il nome Twiggy, il caschetto: nostalgia degli anni ‘60?

Sono sempre stata un amante del vintage ma le cose non sono collegate, più che agli anni ‘60 la mia passione va agli anni ‘20 mentre Il soprannome twiggy mi è stato dato da amici ai tempi delle superiori, twiggy vuol dire prima di tutto “stecchino”, per lo stesso motivo a cui è stato dato a Twiggy, la modella. Come lei anche io non sono per niente formosa e in più, ai tempi, avevo anche il taglio dei capelli alla Twiggy e così è nato questo nomignolo che ora sento far ormai parte di me (anche mio papà a volte mi chiama così). La pettinatura alla twiggy si è poi evoluta nel mio taglio a caschetto, che ormai porto da sei anni e da cui non riesco a staccarmi, principalmente per la poca pazienza nel provare a far crescere i capelli.

Mi ricordo anni fa di aver notato le tue zampe di maiale in formaldeide all’Atomic. Come sono cambiate le cose da allora?

Bei tempi quelli dell’Atomic, era l’inizio di tutto. Le cose sono cambiate tantissimo, ma ricordo quel periodo con un grande sorriso e un pochino di malinconia, avevo ventidue anni, mi ero appena trasferita a Milano, sognatrice e determinata. Dietro al bancone del bar con quelle zampe tatuate esposte, sono state un po’ il mio biglietto da visita, in quella vetrina perfetta che è stato l’Atomic Bar. Lì ho incrementato le mie “cavie” da aspirante tatuatrice e un annetto dopo ho lasciato il bancone per dedicarmi totalmente ai tatuaggi. 

Da cinque anni a ora son cambiate tante cose, ma sono ancora la stessa sognatrice determinata dei tempi che si sente ancora una principiante e che ha voglia di migliorare e imparare sempre di più, con un po’ di esperienza in più e tante belle persone conosciute durante il mio percorso.