TOO MUCH PINK

Ambivalently yours

Intervista di Alessandra Giannini

FEMINIST RANTS /QUESTIONABLE ADVICE /TOO MUCH PINK, adoro questa che Ambivalently Yours definisce una “breve storia”. In poche parole racchiude il suo pensiero contraddittorio, se pur convinto, forte delle sue debolezze. Gli opposti si attraggono e diventano potentissime armi per una battaglia femminista che sostiene il femminile per la sua ricchezze e le sue sfaccettature e non come in opposizione al maschile. Le illustrazioni di questa autrice senza volto, ma con i capelli rosa, sono un turbinio di emozioni, lacrime e sorrisi, un mondo variegato da una costellazione di emozioni con enormi occhi dalle ciglia lunghe.

Quando hai concepito il tuo nome d’arte?

Ho iniziato la mia pratica femminista come Ambivalently Yours, nel 2011, in quel periodo studiavo arte femminista mentre lavoravo nel settore della moda, cosa che già di per sé sembrava un’enorme contraddizione. Al lavoro, sono diventata la guastafeste femminista ogni volta che sollevavo una preoccupazione per le sfumature sessiste nelle nostre campagne, mentre alla scuola d’arte ero vista come la ragazza alla moda ingannata dal patriarcato per il fatto che mi piacevano i colori delicati e femminili. Mi sentivo intrappolata da qualche parte tra due mondi che entrambi amavo e odiavo, in altre parole mi sentivo ambivalente. Alla fine, ho deciso di smettere di preoccuparmi di ciò che gli altri pensavano di me e di abbracciare le mie contraddizioni. Ambivalently yours è diventato il mio alter ego più audace, dandomi modo di esplorare le mie domande femministe da questo luogo intermedio in cui le cose non sono definite e il rosa può essere potente. 

Qual è il tuo vero nome? Puoi svelarcelo o essere anonimi è troppo importante? Dicci qualcosa di personale almeno!

Il mio desiderio di rimanere anonima online era inizialmente motivato dalla paura. Internet può essere un luogo instabile e il mio lavoro è sempre ispirato da esperienze personali, quindi ho scoperto che l’unico modo per essere onesta senza rendermi troppo vulnerabile era di essere anonima. Il mio anonimato era una forma di autoconservazione, che a sua volta mi dava il coraggio di cui avevo bisogno per essere più audace nella mia arte. Inoltre, l’anonimato mi ha permesso di diventare più aperta con me stesso rispetto alla mia identità e alle mie convinzioni senza dovermi preoccupare di quello che avrebbero detto le persone nella mia vita reale, mentre goffamente capivo le cose lungo il percorso. Con l’anonimato, Ambivalently Yours diventa meno un riflesso del mio sé personale e più una rappresentazione delle idee dietro il lavoro, mentre esploro l’idea di connessione attraverso l’ambiguità.