L’influenza del tatuaggio di Amburgo nelle opere di Otto Dix

Di Cecilia De Laurentiis

Illustrazione di Gaia De Laurentiis


Tra la seconda metà del XIX Sec. e la prima metà del XX Sec. il corpo tatuato è diventato un’occasione, per artisti e intellettuali, di parlare della decadenza dei costumi, delle ideologie e della società a partire dal concetto di atavismo di Cesare Lombroso. Conseguentemente il tatuaggio venne sempre più associato alla fascia della popolazione più emarginata, che gli studi positivi etichettarono come soggetti degenerati. Alcuni artisti resero la classe proletaria protagonista della loro produzione e il tatuaggio diventò un elemento centrare delle loro opere assumendo una nuova connotazione sovversiva e politica.

In questo primo capitolo della mia rubrica, dedicato al rapporto tra Arte e tatuaggio, parlerò della fascinazione di Otto Dix per il tatuaggio, con un focus sul tatuatore di Altona, Karl Finke.

Otto Dix è ricordato per essere uno dei maggiori esponenti della corrente della Nuova oggettività tedesca (Neue Sachlichkeit). Dix si arruolò come volontario nell’esercito prussiano, combattendo dal 1914 al 1918 in trincea; dipingendo e disegnando fissò sulla tela la brutalità della guerra e l’orrore della vita al fronte. Quest’esperienza stravolse le sue convinzioni nietzschiane, fino a fargli sviluppare un sentimento di disillusione nei confronti dell’élite che lo portarono a rivalutare la sua concezione di moralità, il che si ripercosse anche nella sua produzione artistica.

Nel 1919 è nel pieno del suo periodo dada, i protagonisti delle sue tele sono rappresentati come privi di un qualsiasi impulso vitale, come manichini. Un esempio lampante è il quadro (Der) Matrose Fritz Müller aus Pieschen (Il marinaio Fritz Müller da Pieschen,  1919) che è anche il primo quadro, realizzato da Dix, in cui compare una persona tatuata.

Dix non fu il primo artista a interessarsi al fenomeno del tatuaggio ma, differentemente dagli altri, dimostrò una sincera passione per il tatuaggio, che traspare sia da una precisione iconografica inedita, che dal mimetismo con il quale riprodusse sulla tela l’inchiostro bluette sotto la pelle dei marinai, delle prostitute e degli altri protagonisti della classe operaia.

In una lettera, del 31 marzo 1981, la moglie Martha afferma: “Era molto interessato ai tatuaggi, ha comprato un libro di modelli da un maestro del mestiere con i suoi disegni primitivi”. L’album in questione è il Buch N°. 9 che venne realizzato dal tatuatore di Altona, Karl Finke nel 1917 circa.

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Stigmazine numero 6