Viviana Cazzato dispiega il suo filo rosso

Lacrime amare di Sam Punzina



Intervista di Rossana Calbi

Ritrovarsi: questa può essere una delle funzioni dell’arte.
A volte sembra che il bello e il drammatico non abbiano una vera e propria origine, ma quando li incontriamo ci riconducono al nostro bello e al nostro dramma, ci riaccomunano a chi ha creato e ci fanno sentire capiti, meno soli. Il lavoro curatoriale di Viviana Cazzato è proprio questo: trovare un luogo di incontro tra l’artista e il pubblico, creare uno spazio in cui dialogare con i suoi colleghi artisti, un tema che ispiri sé e che la faccia stupire, per farlo, Viviana intreccia un filo rosso.
Le fil rouge è un appuntamento annuale che si svolge nel Castello Risolo, trasformato in palazzo marchese dagli Specchia, la famiglia che, tra il XVI e il XVII secolo, segnò l’identità stessa del paese in provincia di Lecce. In un luogo identitario si sviluppa, all’inizio di ogni estate, un progetto che esprime una chiara identità artistica che ricerca nel figurativo la capacità di ritrovare l’attenzione di un pubblico abbandonato dall’arte.

Artista, curatrice e mamma. Si può fare tutto guardando te, pare di sì.
Non vogliamo ricette, sappiamo che poi le dovremmo applicare o adattare, ma vogliamo sapere cosa ti sprona sempre a far tutto.

La passione per l’arte, per me ossigeno, la voglia di incontrare e condividere tutto questo con altri artisti, per percorsi emozionanti, prima per me stessa e poi spero anche per chi ha la voglia e il piacere di venirmi a trovare.

Quanto sei influenzata dal barocco leccese e quali sono le meraviglie a cui non riusciresti a rinunciare mai?
Personalmente non credo di essere influenzata dal barocco leccese, per quanto ogni volta che mi trovo a passeggiare tra i vicoli di Lecce o del mio stesso paese, Presicce, ricco anch’esso di barocco, rimango sempre incantata. Non vorrei mai rinunciare alla bellezza, anche a quella generata dal buon cibo, dalla musica o dagli incontri.

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