Forti contrasti

Intervista di Alessandra Giannini

Fotografie di Ivan Lattuada

il testo completo dell’intervista su Stigmazine numero 7


Ci accoglie nello studio ancora in costruzione, la Casa Bigotta, studio di tatuaggi privato dove riceve su appuntamento, nel centro del cortile vecchio Milano c’è un pozzo antico, la sua cagnolina Molly, bulldog francese, che si scatena correndo per il cortile. Anna Neudecker in arte è La Bigotta, i suoi tatuaggi sono perfettamente riconoscibili tanto da diventare iconici, rappresentano per lo più soggetti femminili realizzati in linea sottile con leggere sfumature dotwork. I suoi soggetti hanno teste bizzarre: rose, margherite, cactus, nuvole o pianeti, come se i pensieri e i sogni delle minuscole donnine si materializzassero divenendo tangibili. Il tocco di Anna è delicato e onirico, la sua clientela è prevalentemente femminile, molte sono le donne che la scelgono come tatuatrice perché si identificano con lei che è prima di tutto donna e mamma.

Quante volte hai dovuto spiegare il tuo nome d’arte e ti mai è venuta voglia di cambiarlo durante il percorso?

Sì, ovviamente l’ho dovuto spiegare molte volte perché è un nome che mette molta curiosità alle persone perciò non sto qui a rispiegarvelo perché sicuramente lo avrete già sentito da qualche parte o letto in qualche intervista. Non mi è mai venuta voglia di cambiarlo, anzi con il tempo mi piace sempre di più, lo sento sempre più mio, mi sento sempre più il contrario di bigotta, che è proprio il motivo per cui l’ho scelto: il contrasto che è molto forte dentro di me, sia nel carattere che nel gusto, sono una persona fortemente contrastata con me stessa.

Se tu avessi ricevuto un kit per meccanico per i tuoi trent’anni invece che un kit da tatuaggio ti sarebbe messa a customizzare Harley?

Il kit da tatuaggio non è stato da me richiesto ma è stata proprio una sorpresa e vi dirò anche non molto apprezzata inizialmente, non sapevo cosa farci. Dopo quasi un anno l’ho provato e mi sono messa a tatuare. Se mi avessero regalato un kit da meccanico sicuramente non mi sarei messa a customizzare Harley Davidson perché non è il mio mondo, non amo le moto in particolare le Harley. Avrei aperto un’officina di macchine vintage. Sicuramente una strada, anche lì, l’avrei trovata.

Una delle domande più odiate dai tatuatori è che tatuaggio va di moda quest’anno? Ma esiste un legame tra moda e tatuaggio?

Sì, secondo me sì, c’è un legame tra moda e tatuaggio. Lo vediamo proprio in questo periodo, negli ultimi cinque o sei anni i tatuaggi li vediamo ovunque, qualsiasi età, qualsiasi ambiente, è un buonissimo momento per noi tatuatori e le persone richiedono molto i tatuaggi perché li vedono in giro e non è sicuramente una cosa che mi fa piacere.

Possono andare di moda a periodi e non andare di moda in altri. Possono andare più di moda certi stili in certi periodi: a Milano ci stiamo allontanando dal tradizionale per sperimentare più il blackwork e tanti tatuaggi prettamente estetici senza grandi significati dietro.

ph. Ivan Lattuada

Hai aperto una casa per i tatuaggi: pensi ci sia un ritorno della casa-bottega?

Ho visto che negli ultimi anni tatuatori importanti dopo un periodo nel classico studio di tatuaggi tendono a fare degli studi privati, ho visto moda nascere a New York dove nomi importanti si sono ritirati nel privato, ed è quello che voglio fare io con Casa Bigotta: sempre uno studio di tatuaggi ma più privato, perché lavoro solo tramite appuntamento per levarmi tutta una fetta di clientela.

Se potessi scegliere nello spazio e nel tempo da chi ti faresti tatuare?

Da mio figlio. Su questa domanda ho avuto subito una risposta. Mio figlio ha preso da poco la macchinetta in mano e da che non aveva per niente interesse anzi, come ho detto in tante interviste in passato, era molto destabilizzato da questo ruolo strano di mamma, crescendo ha iniziato ad apprezzarlo molto.  Adesso sta ancora facendo le prove sulle banane ma la mia coscia è pronta per lui. Sarà assolutamente il tatuaggio più importante ed emozionante: quello che attendo più di tutti.

Come pensi che sarà il mondo del tatuaggio in uno scenario futuro, ad esempio, per tuo figlio?

Io spero che quest’andazzo che sta prendendo continui. Noi tatuatori siamo molto più rispettati anche come artisti, non siamo più dei semplici artigiani, non è più un mestiere dove meccanicamente esegui, non siamo più solo esecutori di un disegno preso da una rivista o da Internet ma siamo degli artisti che invece che prendere un pennello e dipingere con dell’olio su una tela lo facciamo sul corpo. Io spero che continui cosi al meglio possibile.